VI ANNUNCIAMO CON PIACERE UN NUOVO INGRESSO NEL ROSTER DI AIDORU ASSOCIAZIONE: ENRICO FARNEDI.
ENRICO UN GIORNO HA INCONTRATO UNO STRUMENTO POCO UTILIZZATO, ALMENO NEL CAMPO DELLA CANZONE D'AUTORE. SE NE È INNAMORATO E LO HA FATTO DIVENTARE IL PROTAGONISTA DEL SUO PRIMO DISCO SOLISTA: HO LASCIATO TUTTO ACCESO
QUESTO STRUMENTO È L'UKULELE.
HO LASCIATO TUTTO ACCESO È LA TAPPA PIÙ RECENTE DI UN VARIEGATO E APPASSIONATO PERCORSO ARTISTICO E VEDE ENRICO IN VESTE DI ‘ONE MAN BAND’. UKULELE, BANJOLELE, BASSO, BATTERIA, SINTETIZZATORE, TAMBURELLO, SHAKER, GLOCKENSPIEL, UNA TROMBA GIOCATTOLO E VARI TEGAMI DA CUCINA SONO ALCUNI DEGLI STRUMENTI CHE HA SUONATO, TUTTO DA SOLO NELLA SUA CANTINA, PER DARE FORMA AD UN DISCO SPENSIERATO, VIBRANTE E RIFLESSIVO FRUTTO DI UN'EVIDENTE BACKGROUND ARTISTICO CHE SI È CONCRETIZZATO IN UN BUON ESORDIO PER ENRICO: UN OTTIMO POLISTRUMENTISTA, CHE CONTA BELLE E IMPORTANTI COLLABORAZIONI - THE GOOD FELLAS, VINICIO CAPOSSELA, QUINTORIGO, TANITA TIKARAM, CESARE CREMONINI, STEVE COLEMAN, CHERYL PORTER, COCHI & RENATO E FRANÇOISE HARDY, PER CITARNE ALCUNI - E CHE HA IMPARATO MOLTO BENE A SCRIVERE CANZONI PERSONALI.
HO LASCIATO TUTTO ACCESO È USCITO IL 15 OTTOBRE 2010 EDITO DA SIDECAR/BRUTTURE MODERNE
ALCUNI DICONO DI LUI
“CON IL SUO ESORDIO SOLISTA SI LASCIA SCOPRIRE ANCHE COME UN ASSAI PROMETTENTE INTERPRETE DELLA CANZONE ITALIANA CONTEMPORANEA, A METÀ STRADA TRA UN PICCOLO ENDRIGO PATAFISICO E UN LAUZI ALLE PRESE CON L’ERMENEUTICA IN PUNTA DI UKULELE DELLA FILOSOFIA TASCABILE DI CHARLES SCHULTZ. AL DI LÀ DEL NOSTRO AMORE PER LA PICCOLA PULCE A QUATTRO CORDE E PER LA SUA POETICA VOCE, PIACE E CONQUISTA IL FOLGORANTE UMORISMO E LA SOFISTICATA MALINCONIA DI QUESTO PICCOLO GRANDE PITTORE FUMISTA DI EMOZIONI. LE PARTITURE DI FARNEDI HANNO INFATTI LA CONSISTENZA INEFFABILE DI UNA DISTRAZIONE MOMENTANEA, MA ANCHE LO SGUARDO PERSPICUO DI UN PIERROT EQUILIBRISTA SUL BARATRO DELLA PIÙ AMARA SOLITUDINE. SE TENCO AVESSE LETTO DI PIÙ ALAN FORD AVREBBE COMPOSTO CANZONI SIMILI A QUESTE.” ONDA ROCK FRANCESCO GIORDANI
“LE ATMOSFERE SONO MOLTO VARIE E CORRONO PER IL MONDO DELLA MUSICA PASSANDO DAL POP ROCK DEL NORD EUROPA ALLE BALLATE SCANZONATE DEL SUD AMERICA. VIVACE, ALLEGRO, DIVERTENTE E CALDO, QUESTO È IL DISCO D'ESORDIO DI ENRICO FARNEDI.” SOUND36.COM CLAUDIO DONATELLI
“ENRICO FARNEDI, TROMBA SWING PROFESSIONISTA CHE SI È INVAGHITO DELL’UKULELE E SI RICORDA DEI THE THE DI MATT JOHNSON E RIPRENDE QUESTA GRAN CANZONE DA DUSK DEL 1993 (QUELLO CON JOHNNY MARR DEGLI SMITHS IN GRAN FORMA): “IF YOU CAN’T CHANGE THE WORLD, CHANGE YOURSELF”. E LUI SI CREA UN MONDO DI MINIATURE PER CHITARRINA HAWAIIANA E ROCK ALLA COCQUE.” INTERNAZIONALE PIER ANDREA CANEI
“UNA SOLIDA PREPARAZIONE ACCADEMICA ALLE SPALLE, UN BACKGROUND DA POLISTRUMENTISTA E UNA VERSATILITÀ MUSICALE CHE NON FA SCONTI. LUI È ENRICO FARNEDI E IL SUO ESORDIO SOLISTA HO LASCIATO TUTTO ACCESO DOVE SPICCA L'OTTIMA SCRITTURA, CAPACE CON POCHI SUONI ESSENZIALI DI TRATTEGGIARE UN UNIVERSO.” SENTIREASCOLTARE.COM STEFANO SOLVENTI, TERESA GRECO, FABRIZIO ZAMPIGHI, LUCA BARACHETTI
“LE DUE TRACCE IN INGLESE: L’INEDITA BALLATA DI GUSTO SPRINGSTEENIANO, JIULIE E L’AZZECCATA E PIACEVOLMENTE SCARNA VERSIONE DI LONELY PLANET DI THE THE. FOLK, COUNTRY E BLUES DI STAMPO POP.” RUMORE BARBARA SANTI
I PROSSIMI LIVE
CALENDARIO APERTO
12.03 LA MELA DI NEWTON [PADOVA]
13.03 CASA DEL DISCO [FAENZA]
IL SITO DI ENRICO È IN ALLESTIMENTO: SARÀ ONLINE A GIORNI
PER ORA PER MAGGIORI INFO POTETE CONSULTARE
WWW.MYSPACE.COM/ENRICOFARNEDI
FACEBOOK: ENRICO FARNEDI
Aidoru's official blog
Informazioni personali
- Aidoru
- Aidoru. Così in Giappone si pronuncia la parola inglese “idol”, idolo, ed è nella terra del Sol Levante il modo di chiamare le star che, giunte giovanissime all’apice del successo, sono poi dimenticate subito dopo. Nati nei primi anni Novanta a Cesena con il nome di Konfettura, gli Aidoru sono Dario Giovannini, Diego Sapignoli, Michele Bertoni e Mirko Abbondanza.
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04/03/11
04/02/11
SONGS CANZONI_LANDSCAPES PAESAGGI recital rimandato per neve
Cari amici, come sapete la presentazione, fissata lo scorso 21 gennaio presso il Teatro Turroni di Sogliano al Rubicone (FC), di "SONGS CANZONI_LANDSCAPES PAESAGGI, concerto per immagini, parole e sagome di cartone" è stata annullata causa neve.
La data sarà recuperata giovedì 7 aprile 2011.
SONGS CANZONI_LANDSCAPES PAESAGGI
concerto per immagini, parole e sagome di cartone
primo studio 07 04 2011 Sogliano al Rubicone
"io stupefatto compongo un unico canto / per tutti i giorni del cosmo io rispetto il rito fino all'ultimo richiamo del cielo"
Songs Canzoni_Landscapes Paesaggi nasce come progetto musicale nel quale convivono il rock e la musica contemporanea, il punk e il jazz, l’improvvisazione e la composizione, in un crocevia di suoni evocativi che ricostruiscono paesaggi e luoghi immaginari intensi, profondi e suggestivi, per divenire spettacolo composito fra musica, poesia e visioni sceniche, con la collaborazione di Leonardo Delogu per la parte performativa, Roberta Magnani per le parole, Virginia Mori per le animazioni e Daniele Quadrelli per la sezione video.
In scena quattro musicisti ed un attore che guidano e accompagnano il pubblico, con parole sussurrate che suggestionano l'ascolto e la visione, azioni volte alla costruzione dell'ambiente scenico, rumori, strumenti, note, melodie, timbri, silenzio, alla scoperta per piccoli frammenti di un paesaggio fisico e interiore, di un mondo che è troppo ricco di sfumature, emozioni, visioni e colori per rimanere immobili e non coglierne e amarne la poesia che vi trema all'interno.
L’azione performativa, minimale, quasi microscopica, si dispiega durante tutto il concerto per ricostruire un paesaggio visivo, fragile, fatto di cartone, in bianco e nero. Un paesaggio leggero, effimero in costante cambiamento anche quello legato alle animazioni e la partitura video. Le parole scritte da Roberta Magnani e interpretate da Leonardo Delogu popoleranno questi luoghi come sussurri, come vento che si insinua nelle fessure: ogni tanto qualche sagoma si affaccerà sulla porta. Il performer dalla penombra farà emergere luoghi, scorci naturali e urbani, luoghi della nostra vita e della nostra memoria, per poi farli ripiombare nell’ombra, dolcemente.
“Songs Canzoni_Landscapes Paesaggi concerto per immagini, parole e sagome di cartone è il chiudere gli occhi e l'abbandonarsi in un limbo, è l'attimo seguente al donarsi completamente al mondo - urbano e naturale - e alle sue infinite manifestazioni. Un rapporto dialettico in cui l'anima non solo assorbe ciò con cui entra in contatto ma lo trasforma, lo rielabora, lo filtra umanamente: poesia della natura e poesia dell'uomo, nello stesso linguaggio, negli stessi suoni.” Paolo Bellipanni
Al Teatro Elisabetta Turroni viene presentato il primo studio.
musiche Aidoru
voce recitante e trame scenografiche Leonardo Delogu
testi Roberta Magnani
video Daniele Quadrelli
animazioni Virginia Mori
musicisti in scena Mirko Abbondanza, Michele Bertoni, Dario Giovannini e Diego Sapignoli
organizzazione Carlotta Pieri
produzione Aidoru Associazione, Teatro Elisabetta Turroni/Comune di Sogliano al Rubicone, T.I.R. Teatri in Residenza - Provincia di Forlì-Cesena e Regione Emilia Romagna
La data sarà recuperata giovedì 7 aprile 2011.
SONGS CANZONI_LANDSCAPES PAESAGGI
concerto per immagini, parole e sagome di cartone
primo studio 07 04 2011 Sogliano al Rubicone
"io stupefatto compongo un unico canto / per tutti i giorni del cosmo io rispetto il rito fino all'ultimo richiamo del cielo"
Songs Canzoni_Landscapes Paesaggi nasce come progetto musicale nel quale convivono il rock e la musica contemporanea, il punk e il jazz, l’improvvisazione e la composizione, in un crocevia di suoni evocativi che ricostruiscono paesaggi e luoghi immaginari intensi, profondi e suggestivi, per divenire spettacolo composito fra musica, poesia e visioni sceniche, con la collaborazione di Leonardo Delogu per la parte performativa, Roberta Magnani per le parole, Virginia Mori per le animazioni e Daniele Quadrelli per la sezione video.
In scena quattro musicisti ed un attore che guidano e accompagnano il pubblico, con parole sussurrate che suggestionano l'ascolto e la visione, azioni volte alla costruzione dell'ambiente scenico, rumori, strumenti, note, melodie, timbri, silenzio, alla scoperta per piccoli frammenti di un paesaggio fisico e interiore, di un mondo che è troppo ricco di sfumature, emozioni, visioni e colori per rimanere immobili e non coglierne e amarne la poesia che vi trema all'interno.
L’azione performativa, minimale, quasi microscopica, si dispiega durante tutto il concerto per ricostruire un paesaggio visivo, fragile, fatto di cartone, in bianco e nero. Un paesaggio leggero, effimero in costante cambiamento anche quello legato alle animazioni e la partitura video. Le parole scritte da Roberta Magnani e interpretate da Leonardo Delogu popoleranno questi luoghi come sussurri, come vento che si insinua nelle fessure: ogni tanto qualche sagoma si affaccerà sulla porta. Il performer dalla penombra farà emergere luoghi, scorci naturali e urbani, luoghi della nostra vita e della nostra memoria, per poi farli ripiombare nell’ombra, dolcemente.
“Songs Canzoni_Landscapes Paesaggi concerto per immagini, parole e sagome di cartone è il chiudere gli occhi e l'abbandonarsi in un limbo, è l'attimo seguente al donarsi completamente al mondo - urbano e naturale - e alle sue infinite manifestazioni. Un rapporto dialettico in cui l'anima non solo assorbe ciò con cui entra in contatto ma lo trasforma, lo rielabora, lo filtra umanamente: poesia della natura e poesia dell'uomo, nello stesso linguaggio, negli stessi suoni.” Paolo Bellipanni
Al Teatro Elisabetta Turroni viene presentato il primo studio.
musiche Aidoru
voce recitante e trame scenografiche Leonardo Delogu
testi Roberta Magnani
video Daniele Quadrelli
animazioni Virginia Mori
musicisti in scena Mirko Abbondanza, Michele Bertoni, Dario Giovannini e Diego Sapignoli
organizzazione Carlotta Pieri
produzione Aidoru Associazione, Teatro Elisabetta Turroni/Comune di Sogliano al Rubicone, T.I.R. Teatri in Residenza - Provincia di Forlì-Cesena e Regione Emilia Romagna
30/06/10
Aidoru cercano 5 musicisti per progetto speciale ad Anzio
BANDO DI SELEZIONE DI 5 MUSICISTI PER LA PERFORMANCE SONGS CANZONI vs LANDSCAPES PAESAGGI
DAL 27 LUGLIO AL 1 AGOSTO 2010
RIFRAZIONI, ANZIO/NETTUNO, ROMA
27, 28, 29, 31 RESIDENZA E PROVE PER L'ALLESTIMENTO DI "LANDSCAPES PAESAGGI"
VENERDÌ 30 PERFORMANCE MUSICALE "SONGS CANZONI"
DOMENICA 1 PERFORMANCE MUSICALE "LANDSCAPES PAESAGGI"
"SONGS CANZONI - LANDSCAPES PAESAGGI" CONTIENE DUE ASPETTI CONTRASTANTI: CANZONI (CHE NELLA COMUNICAZIONE E NELL'IMMAGINE DEL DISCO È STATO IN UN QUALCHE MODO ASSOCIATO ALLA VISIONE URBANA E ALL'UOMO) E PAESAGGI (PER NOI È IL MISCHIARSI NELLA FORMA E NELL’ESSENZA CON TUTTO L'INTORNO COSÌ COME APPARE DAL SOVRAPPORSI DELLE IMMAGINI, DI PAROLE E IMMAGINI, NELLA GRAFICA DEL DELL'ALBUM).
VOGLIAMO TENTARE UNA VERIFICA DI QUESTO DUALISMO E VEDERE QUANTO UN LUOGO PUÒ CONDIZIONARE LA MUSICA. VOGLIAMO PROVARE A ESEGUIRE LE NOSTRE CANZONI-PAESAGGI IN DUE LUOGHI COMPLETAMENTE DIVERSI PER CAPIRE SE DAVVERO PUÒ PREVALERE UN ASPETTO SULL'ALTRO E ANCHE PER AVERE, FINALMENTE, L'OCCASIONE DI POTER EQUIPARARE LE DUE FORZE CHE CARATTERIZZANO QUESTO LAVORO COSÌ COMPLESSO.
UN LUOGO CANONICO, DUNQUE, UN "LUOGO ADATTO" AL CENTRO DELLA CITTÀ, UN LUOGO PREDISPOSTO A OSPITARE UN CONCERTO E DALL'ALTRA PARTE UN LUOGO IMMERSO NELLA NATURA, UN LUOGO CHE SI PRESTA A QUESTO ESPERIMENTO FORMALE CON TUTTA LA SUA POTENZA E LA SUA PREGNANZA, UN "LUOGO PAESAGGIO", UN LUOGO DOVE POSSA ESSERE NORMALE PENSARE TUTTO IL CONTRARIO, PENSARE CHE L'ASPETTO DELLA MUSICA PIÙ URBANO, UMANO POSSA ESSERE INAPPROPRIATO. UN LUOGO CHE CI SPINGA A PRIVILEGIARE CIÒ CHE VIENE RELEGATO PURTROPPO SOLO ALL'ASCOLTO PURO DELLA MUSICA, NELL'INTIMO DELLA PROPRIA CASA A OCCHI CHIUSI, PERCHÉ FORSE NON ESISTE LA POSSIBILITÀ DI ASCOLTARE MUSICA IN UN LUOGO SILENZIOSO, BUIO E IMMERSO NELLA CONTEMPLAZIONE DELLA NATURA. UN DOPPIO CONCERTO QUINDI, PER SOTTOLINEARE IL FATTO CHE UN CONCERTO NON SOLO SI ASCOLTA MA SI VIVE IN IMMERSIONE TOTALE.
IN PARTICOLARE PER IL SECONDO CONCERTO, "LANDSCAPES PAESAGGI", PARTE PIÙ INSTALLATIVA, DI AMBIENTAZIONE E DI IMPROVVISAZIONE, INVITIAMO A UNIRSI A NOI 5 MUSICISTI ESTERNI, QUESTO PER TENTARE DI DAR FORMA AD UN CONCERTO CHE FA SUE LE COORDINATE BASE DELLA NATURA: L'INCERTO, IL MUTARE, IL MISCHIARSI NELLA FORMA E NELL'ESSENZA CON TUTTO L’INTORNO, IL CONTAMINARSI.
CHI FOSSE INTERESSATO A PARTECIPARE PUÒ INVIARE, ENTRO E NON OLTRE IL 19 LUGLIO, VIA MAIL A ORGANIZZAZIONE@AIDORUASSOCIAZIONE.COM:
1. CV REDATTO ANCHE IN MANIERA INFORMALE, IN CUI VENGA EVIDENZIATO IL LIVELLO DI PREPARAZIONE TECNICO/MUSICALE E LO STRUMENTO CHE UTILIZZA
2. RIFERIMENTI A SITI INTERNET DOVE ASCOLTARE E/O VEDERE MATERIALE DEI PROPRI PROGETTI
http://www.aidoruassociazione.com/NewsAnzio.html
DAL 27 LUGLIO AL 1 AGOSTO 2010
RIFRAZIONI, ANZIO/NETTUNO, ROMA
27, 28, 29, 31 RESIDENZA E PROVE PER L'ALLESTIMENTO DI "LANDSCAPES PAESAGGI"
VENERDÌ 30 PERFORMANCE MUSICALE "SONGS CANZONI"
DOMENICA 1 PERFORMANCE MUSICALE "LANDSCAPES PAESAGGI"
"SONGS CANZONI - LANDSCAPES PAESAGGI" CONTIENE DUE ASPETTI CONTRASTANTI: CANZONI (CHE NELLA COMUNICAZIONE E NELL'IMMAGINE DEL DISCO È STATO IN UN QUALCHE MODO ASSOCIATO ALLA VISIONE URBANA E ALL'UOMO) E PAESAGGI (PER NOI È IL MISCHIARSI NELLA FORMA E NELL’ESSENZA CON TUTTO L'INTORNO COSÌ COME APPARE DAL SOVRAPPORSI DELLE IMMAGINI, DI PAROLE E IMMAGINI, NELLA GRAFICA DEL DELL'ALBUM).
VOGLIAMO TENTARE UNA VERIFICA DI QUESTO DUALISMO E VEDERE QUANTO UN LUOGO PUÒ CONDIZIONARE LA MUSICA. VOGLIAMO PROVARE A ESEGUIRE LE NOSTRE CANZONI-PAESAGGI IN DUE LUOGHI COMPLETAMENTE DIVERSI PER CAPIRE SE DAVVERO PUÒ PREVALERE UN ASPETTO SULL'ALTRO E ANCHE PER AVERE, FINALMENTE, L'OCCASIONE DI POTER EQUIPARARE LE DUE FORZE CHE CARATTERIZZANO QUESTO LAVORO COSÌ COMPLESSO.
UN LUOGO CANONICO, DUNQUE, UN "LUOGO ADATTO" AL CENTRO DELLA CITTÀ, UN LUOGO PREDISPOSTO A OSPITARE UN CONCERTO E DALL'ALTRA PARTE UN LUOGO IMMERSO NELLA NATURA, UN LUOGO CHE SI PRESTA A QUESTO ESPERIMENTO FORMALE CON TUTTA LA SUA POTENZA E LA SUA PREGNANZA, UN "LUOGO PAESAGGIO", UN LUOGO DOVE POSSA ESSERE NORMALE PENSARE TUTTO IL CONTRARIO, PENSARE CHE L'ASPETTO DELLA MUSICA PIÙ URBANO, UMANO POSSA ESSERE INAPPROPRIATO. UN LUOGO CHE CI SPINGA A PRIVILEGIARE CIÒ CHE VIENE RELEGATO PURTROPPO SOLO ALL'ASCOLTO PURO DELLA MUSICA, NELL'INTIMO DELLA PROPRIA CASA A OCCHI CHIUSI, PERCHÉ FORSE NON ESISTE LA POSSIBILITÀ DI ASCOLTARE MUSICA IN UN LUOGO SILENZIOSO, BUIO E IMMERSO NELLA CONTEMPLAZIONE DELLA NATURA. UN DOPPIO CONCERTO QUINDI, PER SOTTOLINEARE IL FATTO CHE UN CONCERTO NON SOLO SI ASCOLTA MA SI VIVE IN IMMERSIONE TOTALE.
IN PARTICOLARE PER IL SECONDO CONCERTO, "LANDSCAPES PAESAGGI", PARTE PIÙ INSTALLATIVA, DI AMBIENTAZIONE E DI IMPROVVISAZIONE, INVITIAMO A UNIRSI A NOI 5 MUSICISTI ESTERNI, QUESTO PER TENTARE DI DAR FORMA AD UN CONCERTO CHE FA SUE LE COORDINATE BASE DELLA NATURA: L'INCERTO, IL MUTARE, IL MISCHIARSI NELLA FORMA E NELL'ESSENZA CON TUTTO L’INTORNO, IL CONTAMINARSI.
CHI FOSSE INTERESSATO A PARTECIPARE PUÒ INVIARE, ENTRO E NON OLTRE IL 19 LUGLIO, VIA MAIL A ORGANIZZAZIONE@AIDORUASSOCIAZIONE.COM:
1. CV REDATTO ANCHE IN MANIERA INFORMALE, IN CUI VENGA EVIDENZIATO IL LIVELLO DI PREPARAZIONE TECNICO/MUSICALE E LO STRUMENTO CHE UTILIZZA
2. RIFERIMENTI A SITI INTERNET DOVE ASCOLTARE E/O VEDERE MATERIALE DEI PROPRI PROGETTI
http://www.aidoruassociazione.com/NewsAnzio.html
11/06/10
Aidoru, recensione su Lost Highways
Songs Canzoni – Landscapes Paesaggi - Aidoru
By Giulia Gasparato on Jun 10, 2010 in Album, Recensioni
aidoruCanzoni senza voce e paesaggi privi di spazio. Dove può esistere tutto ciò? Ovviamente la risposta è una sola: nella la musica. L’arte tutta però, non vive da sé, bensì vive attraverso le persone che la creano, che la alimentano, che la diffondono: dietro a queste canzoni impossibili e questi paesaggi musicati ci sono gli Aidoru, una band anomala che ormai da tanti anni porta avanti un progetto trasversale veramente artistico che poggia nel teatro e nella musica indipendente.
Grande è la differenza tra il musicista e l’artista che si esprime in musica, ma con questo album la band cesenate ha annullato il dubbio a chi ancora poteva averlo. Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi è più che un album. Note su note, gli Aidoru sono riusciti a creare qualcosa di lieve ed al contempo profondo, un qualcosa di intimo ma che con la sua universalità musicale è capace di abbracciare tutte le arti. Esempio di questo è l’artwork del disco, che supera l’aspirazione di essere un contenitore per un prodotto musicale: grafica e testi sono parte integrante del progetto complessivo degli Aidoru.
Divise in due parti, le diciassette tracce delineano le peculiarità delle “canzoni” e quelle dei “paesaggi”. Le prime, ritmate, coinvolgenti, lievi ed eleganti, giocano con i più svariati generi musicali per mezzo di un approccio sregolato ma preciso, tipico del jazz. Immersi nel campo della sonorizzazione, con delicati sussulti degli strumenti, soffusi rumori e l’uso discreto dell’elettronica, nella seconda parte del disco, gli Aidoru riescono a creare paesaggi come un pittore sulla tela.
La misura è la chiave di volta dell’intero album: se non ci fosse un uso così sapiente della musica e degli strumenti, l’intero lavoro si ridurrebbe ad un’accozzaglia di magnifiche idee che invece gli Aidoru riescono ad esternare in modo pulito.
Non è di certo un disco per chi cerca emozioni vibranti ed epidermiche, ma di certo le impossibili canzoni e gli immaginifici paesaggi degli Aidoru riescono a colpire chi cerca lo stupore lontano dalla fretta.
“Nel giardino delle misure / coglierai tutte le radici e le metterai nelle teste / in dono avrai l’aria sottile / i colori su cui s’appoggia l’ombra / e gli splendidi raggi di sole / ascolta la pioggia / osserva il nascere di fulmini e tuoni / là dove il vento spargeva germogli foglie e corolle / là dove c’erano quiete e morbide ombre ora fioriscono le nuvole / là s’annuvola e snuvola / aria e bisbigli si fanno uragano / poi fresco e quiete tutt’intorno / là in mezzo alla notte alla lunga notte alla sua chioma / un canto di cicale fa dimenticare le parole da dire per cogliere un fiore / così con tutte le parole uscite nell’aria / tutto s’allarga di silenzio / solo il vento porta un rumore / poi l’ordine della schiarita” (Roberta Magnani, parte di testo compreso nell’artwork del disco).
By Giulia Gasparato on Jun 10, 2010 in Album, Recensioni
aidoruCanzoni senza voce e paesaggi privi di spazio. Dove può esistere tutto ciò? Ovviamente la risposta è una sola: nella la musica. L’arte tutta però, non vive da sé, bensì vive attraverso le persone che la creano, che la alimentano, che la diffondono: dietro a queste canzoni impossibili e questi paesaggi musicati ci sono gli Aidoru, una band anomala che ormai da tanti anni porta avanti un progetto trasversale veramente artistico che poggia nel teatro e nella musica indipendente.
Grande è la differenza tra il musicista e l’artista che si esprime in musica, ma con questo album la band cesenate ha annullato il dubbio a chi ancora poteva averlo. Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi è più che un album. Note su note, gli Aidoru sono riusciti a creare qualcosa di lieve ed al contempo profondo, un qualcosa di intimo ma che con la sua universalità musicale è capace di abbracciare tutte le arti. Esempio di questo è l’artwork del disco, che supera l’aspirazione di essere un contenitore per un prodotto musicale: grafica e testi sono parte integrante del progetto complessivo degli Aidoru.
Divise in due parti, le diciassette tracce delineano le peculiarità delle “canzoni” e quelle dei “paesaggi”. Le prime, ritmate, coinvolgenti, lievi ed eleganti, giocano con i più svariati generi musicali per mezzo di un approccio sregolato ma preciso, tipico del jazz. Immersi nel campo della sonorizzazione, con delicati sussulti degli strumenti, soffusi rumori e l’uso discreto dell’elettronica, nella seconda parte del disco, gli Aidoru riescono a creare paesaggi come un pittore sulla tela.
La misura è la chiave di volta dell’intero album: se non ci fosse un uso così sapiente della musica e degli strumenti, l’intero lavoro si ridurrebbe ad un’accozzaglia di magnifiche idee che invece gli Aidoru riescono ad esternare in modo pulito.
Non è di certo un disco per chi cerca emozioni vibranti ed epidermiche, ma di certo le impossibili canzoni e gli immaginifici paesaggi degli Aidoru riescono a colpire chi cerca lo stupore lontano dalla fretta.
“Nel giardino delle misure / coglierai tutte le radici e le metterai nelle teste / in dono avrai l’aria sottile / i colori su cui s’appoggia l’ombra / e gli splendidi raggi di sole / ascolta la pioggia / osserva il nascere di fulmini e tuoni / là dove il vento spargeva germogli foglie e corolle / là dove c’erano quiete e morbide ombre ora fioriscono le nuvole / là s’annuvola e snuvola / aria e bisbigli si fanno uragano / poi fresco e quiete tutt’intorno / là in mezzo alla notte alla lunga notte alla sua chioma / un canto di cicale fa dimenticare le parole da dire per cogliere un fiore / così con tutte le parole uscite nell’aria / tutto s’allarga di silenzio / solo il vento porta un rumore / poi l’ordine della schiarita” (Roberta Magnani, parte di testo compreso nell’artwork del disco).
17/05/10
Aidoru comparsi sul portale di San Marco in Lamis
Music'Arte / AIDORU
Scritto da NICOLA MARIA SPAGNOLI
Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi - Trovarobato TRB 020
Dopo un primo ascolto il pensiero corre subito ad alcuni storici album di Brian Eno, a quelle storiche Music for Airport o Music for Films che hanno segnato anche il percorso del rock degli anni ’70 e non solo, musiche ambientali che ritroviamo, ma per gruppo, in questo disco degli Aidoru, cesenati e sulla breccia da oltre un decennio ma con nome giapponese (Aidoru/Idol che è anche il titolo di un celebre romanzo di William Gibson, il padre del cyberpunk).
Ci aveva colpito Sputnik contenuto in 5 piccoli pezzi per gruppo con titolo… del 2001, ora, dopo l’accattivante 13 piccoli singoli radiofonici, rieccoli con musiche ancora più rarefatte, minimaliste, colte. Squarci sonori piuttosto che brani, che negli episodi più riusciti danno realmente emozioni suggerendo visioni di paesaggi urbani come in una colonna sonora documentaria frammentaria ed essenziale, a volte sincopata e rumoristica a volte scarna e rarefatta e, a volte ancora, melodica e meditativa.
Questa ricerca sonora (il disco è strumentale!) viene creata, come in precedenza, soprattutto per il teatro tant’è che i pezzi sono presentati in concerto alternativamente a Tierkreis di Stockhausen e quindi, logicamente, anch’essi escono dagli schemi delle classiche composizioni o canzoni, dal genere rock come dal jazz ma, anche dalla musica contemporanea.
Due in uno i progetti in questo CD per, fondamentalmente, due chitarre, basso e batteria le prime undici tracce fra cui emergono emotivamente la breve Reportage e la suggestiva Ritratto delle correnti dal ritmo stanco. I brani della seconda parte, quella di Landscapes Paesaggi sono più, potremmo dire, d’avanguardia, elettronici e rumoristici ma pur sempre d’atmosfera e…ascoltabili, alcuni dal sapore più teutonico specie nel suggestivo Di notte in cui crea un particolare sound soprattutto l’accordion di Dario Giovannini che troviamo anche al piano e voce in Reportage 03, l’unico brano “cantato”ma…alla Demetrio Stratos, quello di Cantare la Voce per intenderci.
Una segnalazione doverosa anche per l’etichetta, peraltro premiata come la migliore delle emergenti nel 2009 ed al grafico per libretto e copertina. (da RARO n.217 - gennaio 2010)
Scritto da NICOLA MARIA SPAGNOLI
Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi - Trovarobato TRB 020
Dopo un primo ascolto il pensiero corre subito ad alcuni storici album di Brian Eno, a quelle storiche Music for Airport o Music for Films che hanno segnato anche il percorso del rock degli anni ’70 e non solo, musiche ambientali che ritroviamo, ma per gruppo, in questo disco degli Aidoru, cesenati e sulla breccia da oltre un decennio ma con nome giapponese (Aidoru/Idol che è anche il titolo di un celebre romanzo di William Gibson, il padre del cyberpunk).
Ci aveva colpito Sputnik contenuto in 5 piccoli pezzi per gruppo con titolo… del 2001, ora, dopo l’accattivante 13 piccoli singoli radiofonici, rieccoli con musiche ancora più rarefatte, minimaliste, colte. Squarci sonori piuttosto che brani, che negli episodi più riusciti danno realmente emozioni suggerendo visioni di paesaggi urbani come in una colonna sonora documentaria frammentaria ed essenziale, a volte sincopata e rumoristica a volte scarna e rarefatta e, a volte ancora, melodica e meditativa.
Questa ricerca sonora (il disco è strumentale!) viene creata, come in precedenza, soprattutto per il teatro tant’è che i pezzi sono presentati in concerto alternativamente a Tierkreis di Stockhausen e quindi, logicamente, anch’essi escono dagli schemi delle classiche composizioni o canzoni, dal genere rock come dal jazz ma, anche dalla musica contemporanea.
Due in uno i progetti in questo CD per, fondamentalmente, due chitarre, basso e batteria le prime undici tracce fra cui emergono emotivamente la breve Reportage e la suggestiva Ritratto delle correnti dal ritmo stanco. I brani della seconda parte, quella di Landscapes Paesaggi sono più, potremmo dire, d’avanguardia, elettronici e rumoristici ma pur sempre d’atmosfera e…ascoltabili, alcuni dal sapore più teutonico specie nel suggestivo Di notte in cui crea un particolare sound soprattutto l’accordion di Dario Giovannini che troviamo anche al piano e voce in Reportage 03, l’unico brano “cantato”ma…alla Demetrio Stratos, quello di Cantare la Voce per intenderci.
Una segnalazione doverosa anche per l’etichetta, peraltro premiata come la migliore delle emergenti nel 2009 ed al grafico per libretto e copertina. (da RARO n.217 - gennaio 2010)
28/04/10
Ottima recensione Aidoru su Glass House
Aidoru – Songs Canzoni-Landscapes Paesaggi martedì, 27 aprile 2010
di Marco Proietti
Non so bene per quale motivo, ma sono rimasto da subito affascinato dal nome Aidoru, cosi curiosamente nebuloso ed evocativo, cosi scarno e allo stesso tempo cosi sonoro. Cercando di capire, scopro che il termine giapponese “aidoru” significa “idolo” e si riferisce a quegli artisti ideati a tavolino per vincere sul mercato ed esaurirsi nel giro di un paio di stagioni. Niente di più lontano da quello che i “nostri” Aidoru rappresentano, una tra le migliori band che nell'ambito del rock sperimentale italiano.
Si, parliamo di rock, perchè gli Aidoru sono a tutti gli effetti una rock band, basata principalmente sul classico organico doppia chitarra-basso-batteria e il rock è stato ed è tutt'ora il punto di partenza della personalissima proposta musicale della band. Ma, come spesso accade, col passare degli anni e nel trascorrere di svariate e diversificate attività, gli Aidoru hanno progressivamente evoluto il proprio sound, producendo un disco, il quarto , che rappresenta la summa del lavoro di oltre dieci anni di attività musicale.
Dopo “...13 Piccoli Singoli Radiofonici...”, sonorizzazione di un'allestimento del Teatro Valdoca (con cui la band collabora da alcuni anni), e il decisamente più song-oriented “Nove Buone Nuove”, “Songs Canzoni-Landscapes Paesaggi” (SCLP) rappresenta tutte le diverse sfumature del sound della band di Cesena, che rendono quindi particolarmente complicato descrivere o, peggio ancora, etichettare un lavoro sempre in continuo movimento tra sperimentalismo e melodia, movimento e riflessione interiore, complesso ma comunque emozionante.
Man mano che le tracce si susseguono ci troviamo di fronte al rock-funk di Albert None, tra le tracce più immediate ed orecchiabili, per passare poi all'interessantissimo rock di Arcosanti, in cui il tessuto musicale progressivamente si sfilaccia, riducendosi in sottili e impalbabili tracce sonore che scorrono indistintamente l'una dall'altra per poi ritrovarsi e ricompattarsi a formare l'ottimo riff di apertura.
Il post-rock della miglior fattura è quello che ritroviamo in brani come Loopwalking, Interludio o le straordinarie Ritratto Delle Correnti e Pomeriggio N.1, in cui la band da dimostrazione di aver oramai completamente assorbito, metabolizzato e rielaborato la lezione di maestri del genere come i Goodspeed You Black Emperor! o i Thee Silver Mt. Zion.
Anche il jazz trova spazio nelle corde del gruppo, come nell'ottima Modale, oltre ad essere variamente disseminato lungo tutto il disco.
Dopo le “Songs Canzoni...” della prima parte, gli ultimi sei brani, i “...Landscapes Paesaggi”, rappresentano il lato maggiormente evocativo e visuale dell'ensemble, dove la batteria si fa da parte, e l'eco delle chitarre diventa protagonista, con lo spazio che si dilata creando atmosfere dall'alto impatto emotivo, in grado di generare profonde suggestioni nell'ascoltatore che sappia accoglierle.
Veri e propri paesaggi sonori, improvvisazioni, sonorizzazioni ambientali ed estemporanee produzioni di suoni, che come un pennello sembrano disegnare vere e proprie scenografie, come la stupenda Di Notte, che sembra realmente evocare le fugaci luci che danzano sullo sfondo dell'oscurità più profonda.
Davvero notevole Reportage 03, in cui il piano filtrato e smorzato si abbraccia alle armonie vocali, suoni indistinti che diventano musica, in una traccia davvero rilassante e pacificatrice.
Non tutti saranno in grado di comprendere ed apprezzare, ma di certo chi è alla ricerca di proposte innovative e all'avanguardia non potrà fare altro che amare questo disco.
Voto 9/10
di Marco Proietti
Non so bene per quale motivo, ma sono rimasto da subito affascinato dal nome Aidoru, cosi curiosamente nebuloso ed evocativo, cosi scarno e allo stesso tempo cosi sonoro. Cercando di capire, scopro che il termine giapponese “aidoru” significa “idolo” e si riferisce a quegli artisti ideati a tavolino per vincere sul mercato ed esaurirsi nel giro di un paio di stagioni. Niente di più lontano da quello che i “nostri” Aidoru rappresentano, una tra le migliori band che nell'ambito del rock sperimentale italiano.
Si, parliamo di rock, perchè gli Aidoru sono a tutti gli effetti una rock band, basata principalmente sul classico organico doppia chitarra-basso-batteria e il rock è stato ed è tutt'ora il punto di partenza della personalissima proposta musicale della band. Ma, come spesso accade, col passare degli anni e nel trascorrere di svariate e diversificate attività, gli Aidoru hanno progressivamente evoluto il proprio sound, producendo un disco, il quarto , che rappresenta la summa del lavoro di oltre dieci anni di attività musicale.
Dopo “...13 Piccoli Singoli Radiofonici...”, sonorizzazione di un'allestimento del Teatro Valdoca (con cui la band collabora da alcuni anni), e il decisamente più song-oriented “Nove Buone Nuove”, “Songs Canzoni-Landscapes Paesaggi” (SCLP) rappresenta tutte le diverse sfumature del sound della band di Cesena, che rendono quindi particolarmente complicato descrivere o, peggio ancora, etichettare un lavoro sempre in continuo movimento tra sperimentalismo e melodia, movimento e riflessione interiore, complesso ma comunque emozionante.
Man mano che le tracce si susseguono ci troviamo di fronte al rock-funk di Albert None, tra le tracce più immediate ed orecchiabili, per passare poi all'interessantissimo rock di Arcosanti, in cui il tessuto musicale progressivamente si sfilaccia, riducendosi in sottili e impalbabili tracce sonore che scorrono indistintamente l'una dall'altra per poi ritrovarsi e ricompattarsi a formare l'ottimo riff di apertura.
Il post-rock della miglior fattura è quello che ritroviamo in brani come Loopwalking, Interludio o le straordinarie Ritratto Delle Correnti e Pomeriggio N.1, in cui la band da dimostrazione di aver oramai completamente assorbito, metabolizzato e rielaborato la lezione di maestri del genere come i Goodspeed You Black Emperor! o i Thee Silver Mt. Zion.
Anche il jazz trova spazio nelle corde del gruppo, come nell'ottima Modale, oltre ad essere variamente disseminato lungo tutto il disco.
Dopo le “Songs Canzoni...” della prima parte, gli ultimi sei brani, i “...Landscapes Paesaggi”, rappresentano il lato maggiormente evocativo e visuale dell'ensemble, dove la batteria si fa da parte, e l'eco delle chitarre diventa protagonista, con lo spazio che si dilata creando atmosfere dall'alto impatto emotivo, in grado di generare profonde suggestioni nell'ascoltatore che sappia accoglierle.
Veri e propri paesaggi sonori, improvvisazioni, sonorizzazioni ambientali ed estemporanee produzioni di suoni, che come un pennello sembrano disegnare vere e proprie scenografie, come la stupenda Di Notte, che sembra realmente evocare le fugaci luci che danzano sullo sfondo dell'oscurità più profonda.
Davvero notevole Reportage 03, in cui il piano filtrato e smorzato si abbraccia alle armonie vocali, suoni indistinti che diventano musica, in una traccia davvero rilassante e pacificatrice.
Non tutti saranno in grado di comprendere ed apprezzare, ma di certo chi è alla ricerca di proposte innovative e all'avanguardia non potrà fare altro che amare questo disco.
Voto 9/10
12/04/10
Aidoru recensiti su Drive Magazine!
http://www.drivemagazine.net/mprincipato/aidoru/aidoru.html
Gruppo: Aidoru
Album: Songs Canzoni Landscapes Paesaggi
Etichetta: Trovarobato
La parola inglese “Idol” in giapponese si pronuncia “Aidoru”: è in questo modo che sono chiamate le star (della TV, della musica ecc) che giungono al successo giovanissime e poi vengono velocemene dimenticate.
La band emiliana Aidoru è formata da Diego Sapignoli, Mirko Abbondanza, Michele Bertoni e Dario Giovannini. Non sono quattro anziani, ma neppure così giovani, quindi non corrono il rischio di diventare “star adolescenti per un giorno”. Con la loro musica hanno conquistato il sincero apprezzamento della critica ma i grandi numeri non li faranno mai. Perché? Perché il loro non è materiale commerciale, bensì figlio del post-rock di matrice americana (Tortoise) e del krautrock teutonico (in particolare quello nervoso e asciutto di Neu!). A queste importanti fonti di ispirazione gli Aidoru aggiungono tre caratteri stilistici originali e, pertanto, non trascurabili: una naturale attitudine contemplativa, uno spiccato gusto per la composizione di derivazione cinematografica, una visione olistica della musica. Insomma: tutto ciò che serve per diventare una cult-band underground (i cui membri, per forza di cose, si mantengono con mestieri che non hanno niente a che fare con la musica). Le 11 canzoni e i 6 paesaggi che compongono questo album sono viaggi veloci attraverso emozioni contrastanti e stimoli culturali distanti. A volte le cose procedono con fluidità, come in ”Loopwalking” e in “Albert None”, altre volte le strutture ritmiche si smembrano battuta dopo battuta, per poi ricomporsi con una sorta di effetto sorpresa (“Arcosanti”). Alla base di “Songs Canzoni Landscapes Paesaggi” c’è un background ultradecennale che include o unisce musica e teatro: in questo abbinamento risiede il cuore sospeso del progetto Aidoru.
MP
Gruppo: Aidoru
Album: Songs Canzoni Landscapes Paesaggi
Etichetta: Trovarobato
La parola inglese “Idol” in giapponese si pronuncia “Aidoru”: è in questo modo che sono chiamate le star (della TV, della musica ecc) che giungono al successo giovanissime e poi vengono velocemene dimenticate.
La band emiliana Aidoru è formata da Diego Sapignoli, Mirko Abbondanza, Michele Bertoni e Dario Giovannini. Non sono quattro anziani, ma neppure così giovani, quindi non corrono il rischio di diventare “star adolescenti per un giorno”. Con la loro musica hanno conquistato il sincero apprezzamento della critica ma i grandi numeri non li faranno mai. Perché? Perché il loro non è materiale commerciale, bensì figlio del post-rock di matrice americana (Tortoise) e del krautrock teutonico (in particolare quello nervoso e asciutto di Neu!). A queste importanti fonti di ispirazione gli Aidoru aggiungono tre caratteri stilistici originali e, pertanto, non trascurabili: una naturale attitudine contemplativa, uno spiccato gusto per la composizione di derivazione cinematografica, una visione olistica della musica. Insomma: tutto ciò che serve per diventare una cult-band underground (i cui membri, per forza di cose, si mantengono con mestieri che non hanno niente a che fare con la musica). Le 11 canzoni e i 6 paesaggi che compongono questo album sono viaggi veloci attraverso emozioni contrastanti e stimoli culturali distanti. A volte le cose procedono con fluidità, come in ”Loopwalking” e in “Albert None”, altre volte le strutture ritmiche si smembrano battuta dopo battuta, per poi ricomporsi con una sorta di effetto sorpresa (“Arcosanti”). Alla base di “Songs Canzoni Landscapes Paesaggi” c’è un background ultradecennale che include o unisce musica e teatro: in questo abbinamento risiede il cuore sospeso del progetto Aidoru.
MP
08/04/10
Aidoru recensiti su Nerds Attack!
AIDORU [Songs Canzoni Paesaggi Landscapes–Trovarobato 2010]
Apr 6th, 2010 | By NerdsAttack.net | Category: Recensioni
Aidoru. Così in Giappone si pronuncia la parola inglese “idol”, idolo, ed è nella terra del Sol Levante il modo di chiamare le star che, giunte giovanissime all’apice del successo, sono poi dimenticate subito dopo. Questo il significato del nome del gruppo come riportato dal loro myspace. Ma qui di essere star e di decadere non se ne parla. Cinque anni di gestazione per questo quinto album ufficiale degli Aidoru, band di Cesena; cinque anni che hanno portato questi musicisti a comporre un disco di assoluto livello. Il concept dell’album prevede i primi undici brani andare sotto il titolo di “Canzoni” mentre le restanti sei rappresentano i “Paesaggi”, urbani, desolanti, glaciali, amorfi, disperati. Non c’è nessuno a cantare, essendo il disco interamente strumentale, le parole però ci sono e le trovate nel booklet e ognuno può leggerle e declamarle o cantarle come vuole. Se la prima parte è quella più variegata musicalmente tra post rock e free jazz funk, nella parte finale viene fuori tutta la devozione per classiche band post rock, GYBE, Mono, Explosions In The Sky. Molto derivativi da questo punto di vista ma al di là dell’originalità è il risultato d’insieme che conta. Forse gli ultimi due brani sono eccessivamente pretenziosi con questo dilatarsi lunghissimo di poche note ma per il resto è un disco emozionante, delicato, persino umile, pur dando con questi suoni acquatici un assalto al cielo. E al cuore. [****1/2]
Dante Natale
Apr 6th, 2010 | By NerdsAttack.net | Category: Recensioni
Aidoru. Così in Giappone si pronuncia la parola inglese “idol”, idolo, ed è nella terra del Sol Levante il modo di chiamare le star che, giunte giovanissime all’apice del successo, sono poi dimenticate subito dopo. Questo il significato del nome del gruppo come riportato dal loro myspace. Ma qui di essere star e di decadere non se ne parla. Cinque anni di gestazione per questo quinto album ufficiale degli Aidoru, band di Cesena; cinque anni che hanno portato questi musicisti a comporre un disco di assoluto livello. Il concept dell’album prevede i primi undici brani andare sotto il titolo di “Canzoni” mentre le restanti sei rappresentano i “Paesaggi”, urbani, desolanti, glaciali, amorfi, disperati. Non c’è nessuno a cantare, essendo il disco interamente strumentale, le parole però ci sono e le trovate nel booklet e ognuno può leggerle e declamarle o cantarle come vuole. Se la prima parte è quella più variegata musicalmente tra post rock e free jazz funk, nella parte finale viene fuori tutta la devozione per classiche band post rock, GYBE, Mono, Explosions In The Sky. Molto derivativi da questo punto di vista ma al di là dell’originalità è il risultato d’insieme che conta. Forse gli ultimi due brani sono eccessivamente pretenziosi con questo dilatarsi lunghissimo di poche note ma per il resto è un disco emozionante, delicato, persino umile, pur dando con questi suoni acquatici un assalto al cielo. E al cuore. [****1/2]
Dante Natale
29/03/10
Recensione di "Songs Canzoni" su Movimenti Prog
http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3160
Autore: AIDORU
Titolo album: Songs Canzone - Landscapes Paesaggi
Nazionalità: Italia
Etichetta: La famosa etichetta Trovarobato
Anno di pubblicazione: 2009
Voto medio: (7)
Recensito da Donato Zoppo
Lungo la rotta del silenzio... (Vers. stampabile )
Punk, immediatezza e do it yourself. Sembra strano che una formazione come gli Aidoru nasca al crocevia tra quelle parole d'ordine, ma non è un caso. Anzi: il gruppo cesenate proviene dall'ambiente punk-rock, quello che gli ha insegnato a fare da soli, a suonare per il gusto di farlo, senza sovrastrutture di sorta, senza retorica e finzioni. Eppure, stiamo parlando della stessa band che presto si esibirà in una rilettura del "Tierkreis" di Stockhausen...
Schizofrenia artistica? Anche il nuovo album farebbe propendere per questa ipotesi: "Songs canzoni - Landscapes paesaggi" è un'opera bifronte, composta da brani brevi (canzoni per modo di dire...) e "paesaggi" elettronici più ricercati e visionari. Al centro il silenzio, l'assenza di parole e lo spazio ampio, onirico, rarefatto tra i suoni. Ed è questo il segreto dell'album, l'elemento che dona unitarietà al disco, non divisione: perchè gli Aidoru sono sia il gruppo da blitzkrieg che l'entità sperimentale. Il post-rock impalpabile di "Reportage 01", "Modale" e "Interludio" lo testimonia, poichè si tratta di brani che hanno molto in comune con i suoni di frontiera della seconda parte, "Reportage 03" ad esempio.
Benchè il rischio di un disco come questo sia la frammentarietà ed un certo senso di smarrimento a fronte dell'assenza di un fulcro forte, pezzi più "densi" e scattanti come "Albert none" e "Arcosanti" - a cavallo tra rock-jazz e funk - mostrano ancora di più l'eclettismo degli Aidoru. Non è da tutti organizzare il classico crescendo alla Sigur Ros in "Ritratto delle correnti", lanciare un blues stralunato in "Kok" e poi espandersi e dilatarsi in "Di notte".
Un ottimo quarto album per una delle formazioni più intriganti della nuova musica italiana.
Autore: AIDORU
Titolo album: Songs Canzone - Landscapes Paesaggi
Nazionalità: Italia
Etichetta: La famosa etichetta Trovarobato
Anno di pubblicazione: 2009
Voto medio: (7)
Recensito da Donato Zoppo
Lungo la rotta del silenzio... (Vers. stampabile )
Punk, immediatezza e do it yourself. Sembra strano che una formazione come gli Aidoru nasca al crocevia tra quelle parole d'ordine, ma non è un caso. Anzi: il gruppo cesenate proviene dall'ambiente punk-rock, quello che gli ha insegnato a fare da soli, a suonare per il gusto di farlo, senza sovrastrutture di sorta, senza retorica e finzioni. Eppure, stiamo parlando della stessa band che presto si esibirà in una rilettura del "Tierkreis" di Stockhausen...
Schizofrenia artistica? Anche il nuovo album farebbe propendere per questa ipotesi: "Songs canzoni - Landscapes paesaggi" è un'opera bifronte, composta da brani brevi (canzoni per modo di dire...) e "paesaggi" elettronici più ricercati e visionari. Al centro il silenzio, l'assenza di parole e lo spazio ampio, onirico, rarefatto tra i suoni. Ed è questo il segreto dell'album, l'elemento che dona unitarietà al disco, non divisione: perchè gli Aidoru sono sia il gruppo da blitzkrieg che l'entità sperimentale. Il post-rock impalpabile di "Reportage 01", "Modale" e "Interludio" lo testimonia, poichè si tratta di brani che hanno molto in comune con i suoni di frontiera della seconda parte, "Reportage 03" ad esempio.
Benchè il rischio di un disco come questo sia la frammentarietà ed un certo senso di smarrimento a fronte dell'assenza di un fulcro forte, pezzi più "densi" e scattanti come "Albert none" e "Arcosanti" - a cavallo tra rock-jazz e funk - mostrano ancora di più l'eclettismo degli Aidoru. Non è da tutti organizzare il classico crescendo alla Sigur Ros in "Ritratto delle correnti", lanciare un blues stralunato in "Kok" e poi espandersi e dilatarsi in "Di notte".
Un ottimo quarto album per una delle formazioni più intriganti della nuova musica italiana.
Recensione di "Songs Canzoni" su liverock
http://www.liverock.it/tuttarec.php?chiave=1072&chiave2=Aidoru
Aidoru - Songs canzoni - Landscapes paesaggi
(Trovarobato - 2009)
di Giulia Palummieri
Da sempre poco affini alle cosiddette regole della forma canzone, gli Aidoru danno vita, con il loro ultimo lavoro, ad un interessante incontro tra la percezione acustica e quella visiva. “Songs canzoni - Landscapes Paesaggi”, infatti, dissolve i confini, più o meno sottili, intercorsi tra un campo e l'altro, concentrando, in un unico accordo di emozioni, gli effetti dei medesimi.
Diviso essenzialmente in “Songs canzoni” (11 pezzi strumentali) e “Landscapes paesaggi” (6 pezzi maggiormente legati alla sperimentazione), questo lavoro trasforma in un attimo l'ambiente circostante, riuscendo non solo a condurti all'interno di determinate lande ma anche a farti riscoprire precisi piaceri assopiti. Melodie, rumori, silenzi e ogni elemento percepito dai sensi, d'altronde, è chiamato in causa nel gioco dello scambio del ruolo principale con il circondario, facendoci ottenere così visioni plurime di uno stesso panorama.
Sostanzialmente spinta verso atmosfere post rock / ambient tendenti alle metriche jazz, questa ultima produzione, diretta da una naturale voglia di rinnovarsi, traspone tale disinvoltura nello scorrere delle composizioni. In questo modo anche gli aspetti più complessi risultano di facile ascolto e, mantenendo alto il livello di scrittura, amplificano la bellezza degli ambienti descritti. Tali visioni però possono essere penalizzate da un ascolto non adeguatamente supportato, in quanto nei momenti in cui cala l'effetto scenico (complice anche la lunga durata del percorso complessivo), vengono messi in evidenza lati vagamente dispersi. In ogni caso, metaforicamente catalogandoli tra le buone leve del panorama indipendente italiano, non si può che consigliare l'ascolto del disco.
Aidoru - Songs canzoni - Landscapes paesaggi
(Trovarobato - 2009)
di Giulia Palummieri
Da sempre poco affini alle cosiddette regole della forma canzone, gli Aidoru danno vita, con il loro ultimo lavoro, ad un interessante incontro tra la percezione acustica e quella visiva. “Songs canzoni - Landscapes Paesaggi”, infatti, dissolve i confini, più o meno sottili, intercorsi tra un campo e l'altro, concentrando, in un unico accordo di emozioni, gli effetti dei medesimi.
Diviso essenzialmente in “Songs canzoni” (11 pezzi strumentali) e “Landscapes paesaggi” (6 pezzi maggiormente legati alla sperimentazione), questo lavoro trasforma in un attimo l'ambiente circostante, riuscendo non solo a condurti all'interno di determinate lande ma anche a farti riscoprire precisi piaceri assopiti. Melodie, rumori, silenzi e ogni elemento percepito dai sensi, d'altronde, è chiamato in causa nel gioco dello scambio del ruolo principale con il circondario, facendoci ottenere così visioni plurime di uno stesso panorama.
Sostanzialmente spinta verso atmosfere post rock / ambient tendenti alle metriche jazz, questa ultima produzione, diretta da una naturale voglia di rinnovarsi, traspone tale disinvoltura nello scorrere delle composizioni. In questo modo anche gli aspetti più complessi risultano di facile ascolto e, mantenendo alto il livello di scrittura, amplificano la bellezza degli ambienti descritti. Tali visioni però possono essere penalizzate da un ascolto non adeguatamente supportato, in quanto nei momenti in cui cala l'effetto scenico (complice anche la lunga durata del percorso complessivo), vengono messi in evidenza lati vagamente dispersi. In ogni caso, metaforicamente catalogandoli tra le buone leve del panorama indipendente italiano, non si può che consigliare l'ascolto del disco.
27/03/10
Aidoru intervistati su Audiodrome
http://www.audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=6011
AIDORU | Dario e Diego
Aidoru in giapponese corrisponde a idolo, ma è utilizzato per indicare quelle star che - protagoniste di fulgido e istantaneo successo - spariscono dalla circolazione altrettanto rapidamente. Senza grande clamore o hype particolare, gli Aidoru sono riusciti invece a conquistare un posto d’onore nel cuore degli amanti della musica italiana di qualità, centellinando le uscite e pronti a “restare” tra tendenze avant puntellate da una visione della musica molto personale e caratteristica, oltre che variegata e mai banale. Dolo qualche mese fa hanno ribadito il loro valore con lo splendido Songs Canzoni – Landscapes Paesaggi. Di seguito l’intervista con Dario Giovannini e Diego Sapignoli.
Gli Aidoru di 13 Piccoli Singoli Radiofonici sono gli stessi Aidoru di Songs Canzoni – Landscapes Paesaggi? Partendo da ciò, ci raccontate la “storia” del gruppo?
Dario Giovannini: Bisogna sottolineare che dall'uscita di "13 piccoli" a "Songs Canzoni" sono passati quasi cinque anni, per cui la mutazione è stata notevole oltre che inevitabile. In generale, comunque, nel corso della nostra evoluzione artistica, siamo sempre stati abbastanza eterogenei. Possiamo tranquillamente dire che ogni disco sia stato sempre radicalmente diverso dagli altri. Con "Songs Canzoni" siamo riusciti a far dialogare le nostre singole esperienze disparate maturate in cinque anni di attività. Per quanto mi riguarda la frequentazione con gli ambienti teatrali, per quanto riguarda Diego, l'esperienza di improvvisazione e sperimentazione musicale con tantissimi artisti italiani e stranieri. Per quanto riguarda Mirko e Michele, altri progetti musicali ed extramusicali. La somma di tutte queste esperienze ci ha portato ad un suono molto complesso, ad una concezione dei brani e dei "paesaggi" molto densa e significativa. Considerato che siamo partiti come punk rock band, direi che l'evoluzione è stata notevole.
Diego Sapignoli: Prima di 13 Piccoli Singoli Radiofonici abbiamo realizzato Cinque Piccoli Pezzi Per Gruppo Con Titolo, il primo lavoro ufficiale di debutto al quale sono e sarò sempre particolarmente legato. Dopo un ottimo esordio pieno di soddisfazioni (personali e non solo) abbiamo iniziato l’importante collaborazione con il Teatro Valdoca. Nel frattempo abbiamo concepito “13 piccoli..” arrivando ad un punto di arrivo a livello compositivo basato su criteri che ritengo decisamente superati. Dopo quel momento il gruppo è esploso. La collaborazione con il Teatro Valdoca è andata via via esaurendosi e abbiamo iniziato a collaborare con diversi artisti nazionali ed internazionali sia singolarmente sia insieme. È nata Aidoru Associazione, il Festival Itinerario Stabile e tante altre cose. Il tutto ha allargato enormemente le prospettive. Questi passaggi hanno portato pian piano alla creazione del nuovo disco.
Quanto conta l’improvvisazione e quanto la composizione classica nel definire la vostra cifra artistica? Quanto ha inciso questa dicotomia per l’ultimo disco?
Dario: Questo è effettivamente un punto chiave della nostra ricerca. In quest'ultimo disco siamo riusciti a far vivere entrambi i mondi in un'unica soluzione. La composizione classica è una "tecnica" che in questo disco abbiamo applicato in seguito ad una serie di sessioni di improvvisazioni in cui è venuta fuori prevalentemente l'anima dei brani. Attraverso un processo di riflessione abbiamo poi elaborato il materiale. Il disco, di conseguenza, è il risultato di un approccio assolutamente spontaneo, affiancato ad un processo teorico di drammaturgia sonora.
Diego: Considero l’imprevisto e l’improvvisato una grande risorsa e possibilità. L’ultimo disco è stato concepito partendo da libere improvvisazioni poi semi strutturate in seguito. Una formula ovviamente collaudata nei processi compositivi di tanti, ma che all’interno del nostro modo di lavorare ha segnato una svolta o comunque un ritorno in parte a quando scrivevamo brani per gli spettacoli teatrali. Partivamo da un solo suono, da suggestioni visive e poi via via si delineava tutto il resto.
Cosa ha portato alla scelta di dividere idealmente il disco in “Songs” e “Landscapes”? “Semplice” catalogazione o il desiderio di rimarcare determinate fascinazioni trasversali che si ripartiscono tanto in un ambito che nell’altro, tanto da renderli in qualche modo interscambiabili?
Dario: Diciamo che effettivamente c'è paesaggio nelle canzoni e viceversa. Semplicemente si poteva effettivamente pensare che certi "paesaggi" non potessero essere assolutamente delle canzoni e che certe canzoni fossero effettivamente tali. Comunque in noi è sempre stata presente una forte suggestione immaginifica, paesaggistica. In questo disco in un qualche modo è stata concettualizzata e dichiarata. Abbiamo cercato una modalità per ricalcare gli aspetti formali di un paesaggio cercando quindi di non essere schiavi delle griglie formali (forma canzone, per esempio) prestabilite.
Quando l’artwork e il disco sono inseparabili. Com’è nata e cosa comporta la scelta di titoli “sintetici” per i pezzi e l’idea di riempire i bordi e gli interni del booklet delle parole di Roberta Magnani?
Dario: Avevamo bisogno di qualcosa che desse uno spunto, un aiuto alla percezione del nostro messaggio in musica. Abbiamo pensato che delle parole poetiche potessero essere il metodo più efficace per suggestionare senza dettare. Per quanto riguarda i titoli abbiamo sempre avuto una ricerca abbastanza particolare. Diciamo che i titoli nascono anche un po' a tavolino. Cerchiamo di inventarci titoli un po' pittorici, talvolta richiamando le metodologie classiche tipo "Sonata n.1" o “Scherzo In Mi Min.” Per noi un pomeriggio può diventare come un paesaggio una forma musicale. Da qui nasce ad esempio "Pomeriggio n.1".
Oppure "Ritratto Delle Correnti" può essere il titolo di un quadro.
Le “radici” musicali degli Aidoru?
Dario: Gli Aidoru provengono di comune accordo dal punk. Poi ci sono state le evoluzioni più disparate. Un elemento distintivo è stato sicuramente lo studio della musica classica in maniera piuttosto approfondita.
Diego: Le radici risalgono al Punk come attitudine, libertà come scelta di vita e la musica classica come trattamento di certe dinamiche, come approccio verso il lavoro che si sta creando. Sembrano due caratteristiche opposte l’una dall’altra, ma in maniera personale credo si sia trovata una formula abbastanza funzionale.
Gli Aidoru live come funzionano?
Dario: Il live degli Aidoru è sicuramente molto più d'impatto rispetto al disco. Tendiamo generalmente a trattarci come un "quartetto cameristico elettrico".
Per cui a risultare quasi come un concerto di musica classica. Non utilizziamo basi e cerchiamo di suonare assolutamente tutto dal vivo. Anche il suono cerchiamo di omogeneizzarlo, raccogliendo tante sorgenti sonore in uniche amplificazioni. Non ci sono tante parole e generalmente il flusso del concerto inizia con l'inizio e finisce con la fine, un po' come se fosse tutto un concept. Tanti dicono che il risultato è un po' come guardare un film o assistere ad uno spettacolo teatrale.
Diego: Dal vivo dilatiamo molto le strutture. Alcuni brani su disco sono un’istantanea che sul palco sviluppiamo, improvvisando e non. Abbiamo un suono molto acustico e l’utilizzo dell’impianto audio è minimo ed in alcuni casi superfluo.
Le possibili vostre mutazioni future?
Dario: Nostre propaggini in altre discipline e altri progetti musicali si stanno già consolidando da tempo. Ci piace pensare di essere un gruppo aperto e variegato. Viviamo tantissime esperienze al di fuori degli Aidoru e tendiamo a tenere tutto estremamente aperto e in comunicazione, in modo da poter creare un suono sempre fresco ed innovativo. Abbiamo in progetto l'uscita del disco delle registrazioni della nostra versione di Tierkreis di Karlheinz Stockhausen e poi sicuramente ci metteremo al lavoro per un nuovo disco. Ci piacerebbe tanto trovare una formula comunicativa per far capire al nostro pubblico le innumerevoli sfaccettature che il nostro progetto sta maturando nel tempo. Comunque, di base, c'è un'estrema curiosità nei confronti di tutte le altre discipline artistiche, all'insegna della contaminazione e della trasversalità.
Diego: Personalmente mi piacerebbe molto confondere ulteriormente i nostri connotati. Mi immagino di creare il nuovo disco partendo da suoni diversi dalla solita formazione due chitarre, basso e batteria.
Link utili:
www.itinerariofestival.it/Aidoru/Homepage2.html
www.myspace.com/urodia
A cura di: Giampaolo Cristofaro [giampaolo.cristofaro@audiodrome.it]
AIDORU | Dario e Diego
Aidoru in giapponese corrisponde a idolo, ma è utilizzato per indicare quelle star che - protagoniste di fulgido e istantaneo successo - spariscono dalla circolazione altrettanto rapidamente. Senza grande clamore o hype particolare, gli Aidoru sono riusciti invece a conquistare un posto d’onore nel cuore degli amanti della musica italiana di qualità, centellinando le uscite e pronti a “restare” tra tendenze avant puntellate da una visione della musica molto personale e caratteristica, oltre che variegata e mai banale. Dolo qualche mese fa hanno ribadito il loro valore con lo splendido Songs Canzoni – Landscapes Paesaggi. Di seguito l’intervista con Dario Giovannini e Diego Sapignoli.
Gli Aidoru di 13 Piccoli Singoli Radiofonici sono gli stessi Aidoru di Songs Canzoni – Landscapes Paesaggi? Partendo da ciò, ci raccontate la “storia” del gruppo?
Dario Giovannini: Bisogna sottolineare che dall'uscita di "13 piccoli" a "Songs Canzoni" sono passati quasi cinque anni, per cui la mutazione è stata notevole oltre che inevitabile. In generale, comunque, nel corso della nostra evoluzione artistica, siamo sempre stati abbastanza eterogenei. Possiamo tranquillamente dire che ogni disco sia stato sempre radicalmente diverso dagli altri. Con "Songs Canzoni" siamo riusciti a far dialogare le nostre singole esperienze disparate maturate in cinque anni di attività. Per quanto mi riguarda la frequentazione con gli ambienti teatrali, per quanto riguarda Diego, l'esperienza di improvvisazione e sperimentazione musicale con tantissimi artisti italiani e stranieri. Per quanto riguarda Mirko e Michele, altri progetti musicali ed extramusicali. La somma di tutte queste esperienze ci ha portato ad un suono molto complesso, ad una concezione dei brani e dei "paesaggi" molto densa e significativa. Considerato che siamo partiti come punk rock band, direi che l'evoluzione è stata notevole.
Diego Sapignoli: Prima di 13 Piccoli Singoli Radiofonici abbiamo realizzato Cinque Piccoli Pezzi Per Gruppo Con Titolo, il primo lavoro ufficiale di debutto al quale sono e sarò sempre particolarmente legato. Dopo un ottimo esordio pieno di soddisfazioni (personali e non solo) abbiamo iniziato l’importante collaborazione con il Teatro Valdoca. Nel frattempo abbiamo concepito “13 piccoli..” arrivando ad un punto di arrivo a livello compositivo basato su criteri che ritengo decisamente superati. Dopo quel momento il gruppo è esploso. La collaborazione con il Teatro Valdoca è andata via via esaurendosi e abbiamo iniziato a collaborare con diversi artisti nazionali ed internazionali sia singolarmente sia insieme. È nata Aidoru Associazione, il Festival Itinerario Stabile e tante altre cose. Il tutto ha allargato enormemente le prospettive. Questi passaggi hanno portato pian piano alla creazione del nuovo disco.
Quanto conta l’improvvisazione e quanto la composizione classica nel definire la vostra cifra artistica? Quanto ha inciso questa dicotomia per l’ultimo disco?
Dario: Questo è effettivamente un punto chiave della nostra ricerca. In quest'ultimo disco siamo riusciti a far vivere entrambi i mondi in un'unica soluzione. La composizione classica è una "tecnica" che in questo disco abbiamo applicato in seguito ad una serie di sessioni di improvvisazioni in cui è venuta fuori prevalentemente l'anima dei brani. Attraverso un processo di riflessione abbiamo poi elaborato il materiale. Il disco, di conseguenza, è il risultato di un approccio assolutamente spontaneo, affiancato ad un processo teorico di drammaturgia sonora.
Diego: Considero l’imprevisto e l’improvvisato una grande risorsa e possibilità. L’ultimo disco è stato concepito partendo da libere improvvisazioni poi semi strutturate in seguito. Una formula ovviamente collaudata nei processi compositivi di tanti, ma che all’interno del nostro modo di lavorare ha segnato una svolta o comunque un ritorno in parte a quando scrivevamo brani per gli spettacoli teatrali. Partivamo da un solo suono, da suggestioni visive e poi via via si delineava tutto il resto.
Cosa ha portato alla scelta di dividere idealmente il disco in “Songs” e “Landscapes”? “Semplice” catalogazione o il desiderio di rimarcare determinate fascinazioni trasversali che si ripartiscono tanto in un ambito che nell’altro, tanto da renderli in qualche modo interscambiabili?
Dario: Diciamo che effettivamente c'è paesaggio nelle canzoni e viceversa. Semplicemente si poteva effettivamente pensare che certi "paesaggi" non potessero essere assolutamente delle canzoni e che certe canzoni fossero effettivamente tali. Comunque in noi è sempre stata presente una forte suggestione immaginifica, paesaggistica. In questo disco in un qualche modo è stata concettualizzata e dichiarata. Abbiamo cercato una modalità per ricalcare gli aspetti formali di un paesaggio cercando quindi di non essere schiavi delle griglie formali (forma canzone, per esempio) prestabilite.
Quando l’artwork e il disco sono inseparabili. Com’è nata e cosa comporta la scelta di titoli “sintetici” per i pezzi e l’idea di riempire i bordi e gli interni del booklet delle parole di Roberta Magnani?
Dario: Avevamo bisogno di qualcosa che desse uno spunto, un aiuto alla percezione del nostro messaggio in musica. Abbiamo pensato che delle parole poetiche potessero essere il metodo più efficace per suggestionare senza dettare. Per quanto riguarda i titoli abbiamo sempre avuto una ricerca abbastanza particolare. Diciamo che i titoli nascono anche un po' a tavolino. Cerchiamo di inventarci titoli un po' pittorici, talvolta richiamando le metodologie classiche tipo "Sonata n.1" o “Scherzo In Mi Min.” Per noi un pomeriggio può diventare come un paesaggio una forma musicale. Da qui nasce ad esempio "Pomeriggio n.1".
Oppure "Ritratto Delle Correnti" può essere il titolo di un quadro.
Le “radici” musicali degli Aidoru?
Dario: Gli Aidoru provengono di comune accordo dal punk. Poi ci sono state le evoluzioni più disparate. Un elemento distintivo è stato sicuramente lo studio della musica classica in maniera piuttosto approfondita.
Diego: Le radici risalgono al Punk come attitudine, libertà come scelta di vita e la musica classica come trattamento di certe dinamiche, come approccio verso il lavoro che si sta creando. Sembrano due caratteristiche opposte l’una dall’altra, ma in maniera personale credo si sia trovata una formula abbastanza funzionale.
Gli Aidoru live come funzionano?
Dario: Il live degli Aidoru è sicuramente molto più d'impatto rispetto al disco. Tendiamo generalmente a trattarci come un "quartetto cameristico elettrico".
Per cui a risultare quasi come un concerto di musica classica. Non utilizziamo basi e cerchiamo di suonare assolutamente tutto dal vivo. Anche il suono cerchiamo di omogeneizzarlo, raccogliendo tante sorgenti sonore in uniche amplificazioni. Non ci sono tante parole e generalmente il flusso del concerto inizia con l'inizio e finisce con la fine, un po' come se fosse tutto un concept. Tanti dicono che il risultato è un po' come guardare un film o assistere ad uno spettacolo teatrale.
Diego: Dal vivo dilatiamo molto le strutture. Alcuni brani su disco sono un’istantanea che sul palco sviluppiamo, improvvisando e non. Abbiamo un suono molto acustico e l’utilizzo dell’impianto audio è minimo ed in alcuni casi superfluo.
Le possibili vostre mutazioni future?
Dario: Nostre propaggini in altre discipline e altri progetti musicali si stanno già consolidando da tempo. Ci piace pensare di essere un gruppo aperto e variegato. Viviamo tantissime esperienze al di fuori degli Aidoru e tendiamo a tenere tutto estremamente aperto e in comunicazione, in modo da poter creare un suono sempre fresco ed innovativo. Abbiamo in progetto l'uscita del disco delle registrazioni della nostra versione di Tierkreis di Karlheinz Stockhausen e poi sicuramente ci metteremo al lavoro per un nuovo disco. Ci piacerebbe tanto trovare una formula comunicativa per far capire al nostro pubblico le innumerevoli sfaccettature che il nostro progetto sta maturando nel tempo. Comunque, di base, c'è un'estrema curiosità nei confronti di tutte le altre discipline artistiche, all'insegna della contaminazione e della trasversalità.
Diego: Personalmente mi piacerebbe molto confondere ulteriormente i nostri connotati. Mi immagino di creare il nuovo disco partendo da suoni diversi dalla solita formazione due chitarre, basso e batteria.
Link utili:
www.itinerariofestival.it/Aidoru/Homepage2.html
www.myspace.com/urodia
A cura di: Giampaolo Cristofaro [giampaolo.cristofaro@audiodrome.it]
09/03/10
07/03/10
Sinestesia, Aidoru e Mandara i protagonisti della rubrica sul rock italiano di RCN
I grandi lunedì del rock tricolore
Rock City Nights n. 55 presenta: ITALIA ROCK!
Lunedì 8 marzo 2010 alle 21.30 (con replica martedì 9 marzo alle 17.00) puntata n. 55 diROCK CITY NIGHTS, il rock radio-show condotto da Donato Zoppo sulle frequenze di Radio Città - 95.800 Mhz in RDS Stereo.
Anche per il 2010 il lunedì di RCN è dedicato al miglior rock italiano con interviste e approfondimenti sulle più interessanti novità nostrane nella rubrica Italia Rock: ospiti in questa puntata n. 55 Sinestesia, Aidoru e Mandara.
RCN Myspace:
http://www.myspace.com/rcnights
RCN blog:
http://www.rcnights.splinder.com
Appuntamento alle 21.30 (e in replica il giorno successivo alle 17.00) sulle frequenze di Radio Città BN (95.800 MHZ), in audio e video streaming ai seguenti link:
http://www.radiocitta.net
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(cercate Radio Città nell'elenco delle webradio)
Videostreaming:
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Per intervenire in diretta:
Sms: 329/2171661
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82100 Benevento
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Anche per il 2010 il lunedì di RCN è dedicato al miglior rock italiano con interviste e approfondimenti sulle più interessanti novità nostrane nella rubrica Italia Rock: ospiti in questa puntata n. 55 Sinestesia, Aidoru e Mandara.
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06/03/10
Aidoru - recensione di Songs Canzoni su All About Jazz
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=4983
di Luca Pagani
Gli Aidoru pensano in questo Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi un mondo nuovo, fatto di esperienze e poesia, ricordi e immagini. Tutti i brani qui contenuti sono esclusivamente strumentali, sebbene i testi appaiano solo nel booklet allegato, come a dimostrare l'inadeguatezza della parola oppure la timidezza nell'esprimersi attraverso la lingua.
Il nome che la band si è dato - "Aidoru" - è la trasposizione in katakana (il secondo alfabeto della lingua giapponese) della parola inglese "Idol". E' il primo di tanti nascondigli.
Prima di immaginare, pensare e creare questo mondo nuovo c'è bisogno di allontanarsi, di scappare dal mondo, quello reale. Ecco il perché dei primi 53 secondi di elettronica "sporca," rubata ad un live set. E' un momento che ci allontana e ci distende prima di "Reportage 01," in cui la chitarra "concepisce" note scandite e una melodia breve, incompiuta citando un pochino il mistero di "Dark Was the Night" di Blind Willie Johnson.
Grande attenzione è stata data dalla band nell'organizzare l'album come un unicuum, nel pensare e creare la sequenza dei brani uno dopo l'altro. In "Loopwalking," la chitarra, sparisce torna e perisce, lasciando vuoti, ma riprende a suonare in "Interludio," un altro brano in cui i musicisti hanno deciso chiaramente di lasciare spazio alla mente dell'ascoltatore. L'arpeggio è pulito, il basso elettrico è rotto e spezza il brano.
Leggermente isolato dagli altri è il brano "Albert Note," un funky non esagerato, tra i Tortoise e Lucio Battisti. E' una melodia indefinita, come le altre che compongono l'album, come lo schematico "Acrosanti," in cui chitarra, basso e batteria fanno gara a chi sparisce per primo o a chi si nasconde. Uno stimolante esercizio di rinuncia alla scrittura più che di improvvisazione vera e propria. Possiamo senz'altro considerare come un unico episodio "Meno" e "Ritratto delle correnti," che inzia con una batteria secca ma religiosamente inconsistente, la chitarra straborda, ma successivamente ritorna ad una dimensione più misteriosa e sognante. L'arpeggio rallenta, riprende, non abbiamo idea verso quale direzione si spingerà il brano, in ogni caso, siamo certi che le note ci lasceranno soli, con i nostri pensieri.
All'interno dello studio di registrazione, possiamo spiare le prove di una canzone malinconica, assorta come "Pomeriggio n. 1," senza sapere - ancora una volta - il contenuto del racconto, il significato vero del brano. E' uno degli episodi preferiti.
Ecco poi una parziale risposta ad alcune domande. "Interno," esempio di catarsi del blues, con l'interessante distruzione della materia, con il rumore elettronico, che anche questa volta, ci inganna e ci lascia con i nostri quesiti. Sembra un episodio centrale il brano successivo, "110 (Frames)," registrato durante una performance teatrale e composto dall'elettronica, tastiere e dai rumori degli oggetti prodotti dagli attori. Il suono dei gesti. Questo brano ci ricorda - per via del suono docile e meditativo dell'organo - alcuni ambienti acustici del gagaku. E' davvero questo il baricentro dell'album?
La musica, ma non il suono, finisce, ci lascia con "Note/Epilogo," in cui si intuisce un gioco affascinante ma pericoloso e una domanda che fa un po' paura porre: esiste qualcosa di più importante della musica, della sua espressione?
di Luca Pagani
Gli Aidoru pensano in questo Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi un mondo nuovo, fatto di esperienze e poesia, ricordi e immagini. Tutti i brani qui contenuti sono esclusivamente strumentali, sebbene i testi appaiano solo nel booklet allegato, come a dimostrare l'inadeguatezza della parola oppure la timidezza nell'esprimersi attraverso la lingua.
Il nome che la band si è dato - "Aidoru" - è la trasposizione in katakana (il secondo alfabeto della lingua giapponese) della parola inglese "Idol". E' il primo di tanti nascondigli.
Prima di immaginare, pensare e creare questo mondo nuovo c'è bisogno di allontanarsi, di scappare dal mondo, quello reale. Ecco il perché dei primi 53 secondi di elettronica "sporca," rubata ad un live set. E' un momento che ci allontana e ci distende prima di "Reportage 01," in cui la chitarra "concepisce" note scandite e una melodia breve, incompiuta citando un pochino il mistero di "Dark Was the Night" di Blind Willie Johnson.
Grande attenzione è stata data dalla band nell'organizzare l'album come un unicuum, nel pensare e creare la sequenza dei brani uno dopo l'altro. In "Loopwalking," la chitarra, sparisce torna e perisce, lasciando vuoti, ma riprende a suonare in "Interludio," un altro brano in cui i musicisti hanno deciso chiaramente di lasciare spazio alla mente dell'ascoltatore. L'arpeggio è pulito, il basso elettrico è rotto e spezza il brano.
Leggermente isolato dagli altri è il brano "Albert Note," un funky non esagerato, tra i Tortoise e Lucio Battisti. E' una melodia indefinita, come le altre che compongono l'album, come lo schematico "Acrosanti," in cui chitarra, basso e batteria fanno gara a chi sparisce per primo o a chi si nasconde. Uno stimolante esercizio di rinuncia alla scrittura più che di improvvisazione vera e propria. Possiamo senz'altro considerare come un unico episodio "Meno" e "Ritratto delle correnti," che inzia con una batteria secca ma religiosamente inconsistente, la chitarra straborda, ma successivamente ritorna ad una dimensione più misteriosa e sognante. L'arpeggio rallenta, riprende, non abbiamo idea verso quale direzione si spingerà il brano, in ogni caso, siamo certi che le note ci lasceranno soli, con i nostri pensieri.
All'interno dello studio di registrazione, possiamo spiare le prove di una canzone malinconica, assorta come "Pomeriggio n. 1," senza sapere - ancora una volta - il contenuto del racconto, il significato vero del brano. E' uno degli episodi preferiti.
Ecco poi una parziale risposta ad alcune domande. "Interno," esempio di catarsi del blues, con l'interessante distruzione della materia, con il rumore elettronico, che anche questa volta, ci inganna e ci lascia con i nostri quesiti. Sembra un episodio centrale il brano successivo, "110 (Frames)," registrato durante una performance teatrale e composto dall'elettronica, tastiere e dai rumori degli oggetti prodotti dagli attori. Il suono dei gesti. Questo brano ci ricorda - per via del suono docile e meditativo dell'organo - alcuni ambienti acustici del gagaku. E' davvero questo il baricentro dell'album?
La musica, ma non il suono, finisce, ci lascia con "Note/Epilogo," in cui si intuisce un gioco affascinante ma pericoloso e una domanda che fa un po' paura porre: esiste qualcosa di più importante della musica, della sua espressione?
05/03/10
Report Live Aidoru a Roma su sound36 - articolo e reportage fotografico
http://www.sound36.com/readart.asp?articolo=671
http://www.sound36.com/readart.asp?articolo=675
È stata una serata all'insegna del suono e delle emozioni quella di giovedì sera all'Angelo Mai, in cui gli Aidoru, gruppo della scena sperimentale italiana, sono riusciti a creare un'atmosfera fatta di musica evocativa, suoni che avevano la capacità di riecheggiare paesaggi emotivi e richiamare esperienze.
Un vero viaggio nelle sensazioni: la loro musica si rifà alle armonie dei paesaggi naturali ed urbani, musica che accelera e rallenta i battiti del cuore dialogando con il vissuto di ognuno di noi. Giovedì si è percepito una particolare fusione tra il gruppo e il pubblico grazie a questa musica frutto di una costante ricerca e di una visione artistica che si fonda sul desiderio di fruire la musica in modo diverso. Una musica che porta l'ascoltatore in una dimensione ipnotica, una sorta di bolla separata dallo spazio esterno che ti porta fuori dal tempo ordinario per accomunare il pubblico in una particolarissima esperienza che stimola sensazioni e pensieri, attivando le persone ad un ascolto più consapevole delle proprie individuali percezioni. Hanno presentato il loro ultimo lavoro Songs canzoni-Landscapes paesaggi, album uscito nel 2009, edito da Trovarobato. In questa occasione li abbiamo intervistati.
Partiamo dal vostro nome ‘Aidoru'. Come mai questa scelta particolare?Michele: Aidoru è come il popolo giapponese pronuncia la parola inglese idol, che vuol dire idolo, il loro modo di pronunciarla. Gli Aidoru in Giappone sono dei personaggi, pop star musicali che vengono lanciate e nel giro di una stagione spariscono dalle scene. Delle meteore. Esistono anche da noi, ma lì in Giappone, mi diceva Dario che è italo-giapponese, esistono nei negozi di dischi i reparti ‘aidoru', dove si trovano appunto i dischi degli aidoru del momento...
Avete scelto un nome giapponese perché avete tratto qualche tipo di influenza da quel popolo? È venuto naturale pescare nella cultura giapponese con la quale avevamo un aggancio diretto visto che Dario è in parte giapponese. Prima avevamo un altro nome, noi veniamo dalla scena punk-rock, ormai più di 15 anni fa, ci chiamavamo Konfettura, eravamo ragazzetti, poi abbiamo deciso di evolverci, di sperimentare, di cambiare, di non fossilizzarci in un cliché.
Parliamo di questo cambiamento. Come siete arrivati a questo punto, come avete sviluppato la vostra ricerca? Il percorso è stato lungo, nel senso che abbiamo attraversato varie fasi: quella ad esempio della musica ‘più composta', creata cioè con l'approccio del compositore, quindi testi scritti, arrangiati con un organico strumentale di un certo tipo dove nulla o quasi è lasciato al caso. Fino all'ultimo lavoro, che è ovviamente quello che ci rappresenta di più e che ci piace adesso perché è una summa degli ultimi anni di esperienza e riassunto anche del lavoro col teatro da cui abbiamo imparato tantissimo, di ascolti personali, progetti paralleli (ognuno di noi ha suonato con altra gente, e portato poi qualcosa nel gruppo). Quest'ultimo lavoro infatti è completamente diverso, molto istintivo, molto grezzo, lasciato scarno.
Vi siete definiti ‘quartetto cameristico elettrico'... Diego: ‘Quartetto cameristico elettrico' perché abbiamo sempre avuto un interesse verso una certa sensibilità legata alla musica classica, come gusto, come cultura del suono, a parte anche il fatto che io e Dario abbiamo avuto una formazione classica: ci siamo diplomati al conservatorio, e questo ha influenzato tantissimo, sia nella composizione dei pezzi, sia nella visione del progetto. Spesso molti giornalisti reputano questo tipo di influenza legata alla musica progressive degli anni '70: ci siamo accostati a gruppi del genere, che stimiamo, ma in realtà la provenienza diretta è veramente dalla musica classica. Elettrico perché abbiamo un set elettrico. Questo ha portato anche alla nascita di un'esecuzione, una presentazione in chiave personale dell'opera di Stockhausen Tierkreis, dove siamo disposti sul palco come un quartetto d'archi, quindi a semicerchio, solo che utilizziamo i nostri strumenti, per cui è un po' questo il motivo della nostra vicinanza alla musica classica. Veniamo all'album che presentate stasera: Songs canzoni-Landscapes paesaggi. C'è un motivo del fatto che avete usato due lingue nel titolo? Michele: Questo è un lavoro in cui le canzoni, la musica non hanno un testo, ci sono alcune parole, ma sono scritte nel book del cd, son parole che forse possono essere lette durante l'ascolto, come ulteriore suggestione di quello che la nostra musica evoca in questo lavoro. Dunque, non avendo testo, non avendo un legame con la canzone ‘cantata', abbiamo pensato di renderlo più universale, con un doppio titolo. Semplicemente perché è un disco universale, non c'è un linguaggio, un idioma specifico. C'è un idioma che è la musica, le sensazioni. ‘Songs', ‘landscapes' danno un minimo di coordinate di cosa tratta ad una persona che non parla italiano. Mi davano l'idea di un sogno, di una musica ipnotica, onirica... I paesaggi, spazi fisici ma anche emotivi: sono paesaggi interiori, sensazioni? Se ti dava questa sensazione allora vuol dire che ha funzionato. È un tentativo nostro di rendere il paesaggio in musica, io vivo queste cose molto d'istinto ed è difficile tradurle in un discorso, spiegarle. Rendere in musica qualcosa di prettamente visivo: mi aggancio a questo concetto per chiedervi del vostro rapporto con le arti visive ad esempio, e con le altre arti in genere. So che avete contaminazioni soprattutto con il teatro: come queste contaminazioni hanno influito sulla vostra idea di musica, e come sono entrate concretamente nel vostro lavoro? Michele: Il lavoro che abbiamo fatto in questi ultimi anni con il Teatro Valdoca, a mio avviso è stata sicuramente tra le più grandi scuole che potevamo avere, perché abbiamo imparato a pensarci come parte di un organismo, di una comunità, essere sul palco da soli è una cosa, essere sul palco con degli attori, dove ci sono certe dinamiche, con un regista, luci, scenografie... è tutto un altro tipo di lavoro, per cui impari ad avere la consapevolezza che qualsiasi tuo gesto in scena, qualsiasi nota o suono in più avrebbe potuto avere un peso. Perciò abbiamo lavorato di sottrazione. Dario: Più che le arti visive, Il concetto di paesaggio ha influenzato la nostra musica. Sono cinque anni che lavoriamo sul paesaggio più a livello organizzativo. A Cesena organizziamo questo festival che si svolge in location inusuali, molto spesso immerse nella natura, in cui non andiamo per così dire a operare in modo violento a livello di installazioni, ma cerchiamo di fare degli allestimenti che creino una sorta di dialogo fra la tecnica, lo spettacolo, il contesto urbano o paesaggistico. Per cui tutta questa attenzione nel confronti del luogo ci ha anche portato ad una ‘introiezione' a livello formale, cioè: ‘che cos'è il paesaggio' ci siamo chiesti, perché un paesaggio ha una sua armonia formale pur non avendo degli schemi precisi. Nonostante ciò ha una sua armonia. Noi abbiamo cercato di portare questo concetto all'interno della nostra musica: abbiamo cercato di creare dei suoni che non avessero delle immediate riconduzioni a degli schemi, però avessero comunque una loro armonia. Il processo è stato molto sottile, un'elaborazione molto lenta, ci siamo arrivati piano, abbiamo fatto tanti esperimenti creando degli spazi sonori dove si potessero muovere degli attori, dei danzatori, e alla fine ci siamo arrivati secondo me, perché non avverti la forma ma avverti l'armonia. E' anche per questo motivo che siamo difficilmente catalogabili. E l'armonia di uno spazio ovviamente entra in rapporto con il tuo interno, la tua anima.
La voce come strumento. C'è molta improvvisazione? È un processo emotivo. Non cerchiamo parole, è pura voce, pura espressione, fai una nota o un'altra, e cambia di volta in volta. Parlatemi dei prossimi progetti. Per la fine dell'anno abbiamo già in progetto l'uscita del nuovo lavoro, che è questa rielaborazione in chiave rock di una composizione di Stockhausen, che abbiamo presentato a Roma mercoledì, e sta raggiungendo una forma che andrà a finire sul disco a fine anno.
Monica Garavello (28.2.10)
http://www.sound36.com/readart.asp?articolo=675
È stata una serata all'insegna del suono e delle emozioni quella di giovedì sera all'Angelo Mai, in cui gli Aidoru, gruppo della scena sperimentale italiana, sono riusciti a creare un'atmosfera fatta di musica evocativa, suoni che avevano la capacità di riecheggiare paesaggi emotivi e richiamare esperienze.
Un vero viaggio nelle sensazioni: la loro musica si rifà alle armonie dei paesaggi naturali ed urbani, musica che accelera e rallenta i battiti del cuore dialogando con il vissuto di ognuno di noi. Giovedì si è percepito una particolare fusione tra il gruppo e il pubblico grazie a questa musica frutto di una costante ricerca e di una visione artistica che si fonda sul desiderio di fruire la musica in modo diverso. Una musica che porta l'ascoltatore in una dimensione ipnotica, una sorta di bolla separata dallo spazio esterno che ti porta fuori dal tempo ordinario per accomunare il pubblico in una particolarissima esperienza che stimola sensazioni e pensieri, attivando le persone ad un ascolto più consapevole delle proprie individuali percezioni. Hanno presentato il loro ultimo lavoro Songs canzoni-Landscapes paesaggi, album uscito nel 2009, edito da Trovarobato. In questa occasione li abbiamo intervistati.
Partiamo dal vostro nome ‘Aidoru'. Come mai questa scelta particolare?Michele: Aidoru è come il popolo giapponese pronuncia la parola inglese idol, che vuol dire idolo, il loro modo di pronunciarla. Gli Aidoru in Giappone sono dei personaggi, pop star musicali che vengono lanciate e nel giro di una stagione spariscono dalle scene. Delle meteore. Esistono anche da noi, ma lì in Giappone, mi diceva Dario che è italo-giapponese, esistono nei negozi di dischi i reparti ‘aidoru', dove si trovano appunto i dischi degli aidoru del momento...
Avete scelto un nome giapponese perché avete tratto qualche tipo di influenza da quel popolo? È venuto naturale pescare nella cultura giapponese con la quale avevamo un aggancio diretto visto che Dario è in parte giapponese. Prima avevamo un altro nome, noi veniamo dalla scena punk-rock, ormai più di 15 anni fa, ci chiamavamo Konfettura, eravamo ragazzetti, poi abbiamo deciso di evolverci, di sperimentare, di cambiare, di non fossilizzarci in un cliché.
Parliamo di questo cambiamento. Come siete arrivati a questo punto, come avete sviluppato la vostra ricerca? Il percorso è stato lungo, nel senso che abbiamo attraversato varie fasi: quella ad esempio della musica ‘più composta', creata cioè con l'approccio del compositore, quindi testi scritti, arrangiati con un organico strumentale di un certo tipo dove nulla o quasi è lasciato al caso. Fino all'ultimo lavoro, che è ovviamente quello che ci rappresenta di più e che ci piace adesso perché è una summa degli ultimi anni di esperienza e riassunto anche del lavoro col teatro da cui abbiamo imparato tantissimo, di ascolti personali, progetti paralleli (ognuno di noi ha suonato con altra gente, e portato poi qualcosa nel gruppo). Quest'ultimo lavoro infatti è completamente diverso, molto istintivo, molto grezzo, lasciato scarno.
Vi siete definiti ‘quartetto cameristico elettrico'... Diego: ‘Quartetto cameristico elettrico' perché abbiamo sempre avuto un interesse verso una certa sensibilità legata alla musica classica, come gusto, come cultura del suono, a parte anche il fatto che io e Dario abbiamo avuto una formazione classica: ci siamo diplomati al conservatorio, e questo ha influenzato tantissimo, sia nella composizione dei pezzi, sia nella visione del progetto. Spesso molti giornalisti reputano questo tipo di influenza legata alla musica progressive degli anni '70: ci siamo accostati a gruppi del genere, che stimiamo, ma in realtà la provenienza diretta è veramente dalla musica classica. Elettrico perché abbiamo un set elettrico. Questo ha portato anche alla nascita di un'esecuzione, una presentazione in chiave personale dell'opera di Stockhausen Tierkreis, dove siamo disposti sul palco come un quartetto d'archi, quindi a semicerchio, solo che utilizziamo i nostri strumenti, per cui è un po' questo il motivo della nostra vicinanza alla musica classica. Veniamo all'album che presentate stasera: Songs canzoni-Landscapes paesaggi. C'è un motivo del fatto che avete usato due lingue nel titolo? Michele: Questo è un lavoro in cui le canzoni, la musica non hanno un testo, ci sono alcune parole, ma sono scritte nel book del cd, son parole che forse possono essere lette durante l'ascolto, come ulteriore suggestione di quello che la nostra musica evoca in questo lavoro. Dunque, non avendo testo, non avendo un legame con la canzone ‘cantata', abbiamo pensato di renderlo più universale, con un doppio titolo. Semplicemente perché è un disco universale, non c'è un linguaggio, un idioma specifico. C'è un idioma che è la musica, le sensazioni. ‘Songs', ‘landscapes' danno un minimo di coordinate di cosa tratta ad una persona che non parla italiano. Mi davano l'idea di un sogno, di una musica ipnotica, onirica... I paesaggi, spazi fisici ma anche emotivi: sono paesaggi interiori, sensazioni? Se ti dava questa sensazione allora vuol dire che ha funzionato. È un tentativo nostro di rendere il paesaggio in musica, io vivo queste cose molto d'istinto ed è difficile tradurle in un discorso, spiegarle. Rendere in musica qualcosa di prettamente visivo: mi aggancio a questo concetto per chiedervi del vostro rapporto con le arti visive ad esempio, e con le altre arti in genere. So che avete contaminazioni soprattutto con il teatro: come queste contaminazioni hanno influito sulla vostra idea di musica, e come sono entrate concretamente nel vostro lavoro? Michele: Il lavoro che abbiamo fatto in questi ultimi anni con il Teatro Valdoca, a mio avviso è stata sicuramente tra le più grandi scuole che potevamo avere, perché abbiamo imparato a pensarci come parte di un organismo, di una comunità, essere sul palco da soli è una cosa, essere sul palco con degli attori, dove ci sono certe dinamiche, con un regista, luci, scenografie... è tutto un altro tipo di lavoro, per cui impari ad avere la consapevolezza che qualsiasi tuo gesto in scena, qualsiasi nota o suono in più avrebbe potuto avere un peso. Perciò abbiamo lavorato di sottrazione. Dario: Più che le arti visive, Il concetto di paesaggio ha influenzato la nostra musica. Sono cinque anni che lavoriamo sul paesaggio più a livello organizzativo. A Cesena organizziamo questo festival che si svolge in location inusuali, molto spesso immerse nella natura, in cui non andiamo per così dire a operare in modo violento a livello di installazioni, ma cerchiamo di fare degli allestimenti che creino una sorta di dialogo fra la tecnica, lo spettacolo, il contesto urbano o paesaggistico. Per cui tutta questa attenzione nel confronti del luogo ci ha anche portato ad una ‘introiezione' a livello formale, cioè: ‘che cos'è il paesaggio' ci siamo chiesti, perché un paesaggio ha una sua armonia formale pur non avendo degli schemi precisi. Nonostante ciò ha una sua armonia. Noi abbiamo cercato di portare questo concetto all'interno della nostra musica: abbiamo cercato di creare dei suoni che non avessero delle immediate riconduzioni a degli schemi, però avessero comunque una loro armonia. Il processo è stato molto sottile, un'elaborazione molto lenta, ci siamo arrivati piano, abbiamo fatto tanti esperimenti creando degli spazi sonori dove si potessero muovere degli attori, dei danzatori, e alla fine ci siamo arrivati secondo me, perché non avverti la forma ma avverti l'armonia. E' anche per questo motivo che siamo difficilmente catalogabili. E l'armonia di uno spazio ovviamente entra in rapporto con il tuo interno, la tua anima.
La voce come strumento. C'è molta improvvisazione? È un processo emotivo. Non cerchiamo parole, è pura voce, pura espressione, fai una nota o un'altra, e cambia di volta in volta. Parlatemi dei prossimi progetti. Per la fine dell'anno abbiamo già in progetto l'uscita del nuovo lavoro, che è questa rielaborazione in chiave rock di una composizione di Stockhausen, che abbiamo presentato a Roma mercoledì, e sta raggiungendo una forma che andrà a finire sul disco a fine anno.
Monica Garavello (28.2.10)
04/03/10
Aidoru presenti sulla compilation di A Buzz Supreme, in download gratuito con Rockstar di Febbraio.
http://www.rockstar.it/CompilationBUZZ.asp
Questo mese Rockstar vi offre un piatto davvero ricco: una compilazione da scaricare gratis con artisti curati da A Buzz Supreme, ufficio stampa e promozione di nomi come Samuel Katarro, Beatrice Antolini, Julie’s Haircut e molti altri.
8. “Albert None”
Aidoru
DA “SONGS CANZONI”
Gli Aidoru arrivano da Cesena e sono in pista da ben quindici anni. La loro proposta musicale oscilla tra post-rock e sperimentazione, jazz e rock strumentale dai tratti languidi e poetici. Musica intensa, profonda e suggestiva, ricca di sfumature che tratteggia paesaggi sonori di rara efficacia. Come l’elegante “Albert None” che vi presentiamo.
Questo mese Rockstar vi offre un piatto davvero ricco: una compilazione da scaricare gratis con artisti curati da A Buzz Supreme, ufficio stampa e promozione di nomi come Samuel Katarro, Beatrice Antolini, Julie’s Haircut e molti altri.
8. “Albert None”
Aidoru
DA “SONGS CANZONI”
Gli Aidoru arrivano da Cesena e sono in pista da ben quindici anni. La loro proposta musicale oscilla tra post-rock e sperimentazione, jazz e rock strumentale dai tratti languidi e poetici. Musica intensa, profonda e suggestiva, ricca di sfumature che tratteggia paesaggi sonori di rara efficacia. Come l’elegante “Albert None” che vi presentiamo.
Report live Aidoru su Fuori dal Mucchio
http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=sulpalco&id_riv=74&id=59
AIDORU
Beba do Samba/Angelo Mai, Roma, 17/18 febbraio 2008
Sono passati per Roma il 17 e 18 febbraio gli Aidoru (si ricordi la rigorosa accentatura della prima vocale nella pronuncia del nome), proponendo due opere così lontane, ma allo stesso tempo così simili nella capacità di delineare, nell’ interpretazione emozionale e profonda compiuta dal gruppo, veri e propri paesaggi dell’anima. Arrivando dalla loro tournée promozionale del nuovo album “Songs – Landscapes” (Trovarobato/Audioglobe), partiti da Cesena, e in cammino per lo stivale, sono planati nei luoghi del Beba do Samba e dell’Angelo Mai. Hanno rotto il ghiaccio con la capitale proponendo il loro viaggio nel mondo di Stockhausen, che ha sorpreso il pubblico attento e selezionato che è intervenuto al Beba, situato nel quartiere di S. Lorenzo. Per interpretare il “Tierkreis” (Zodiaco) presenti sul palco Dario Giovannini (voce, chitarra), Diego Sapignoli (batteria, percussioni, campionamenti, glockenspiel, melodica, chitarra), Michele Bertoni (chitarra, basso, batteria). Dovendo fare a meno di una costola importante del gruppo per le due date: Mirko Abbondanza, e il suo basso. Non volendo pensare che potesse essere un handicap, ma uno spunto per dar sfogo alla loro creatività, gli Aidoru in trio hanno inserito nella loro strumentazione il vibrafono, in modo da avere una maggiore varietà timbrica, che si è subito fatta notare sul palco fin dalle prime note di “Aquarius”: viene infatti spiegato che, come da indicazione del maestro Stockhausen, la presentazione di “Tierkreis” dovrà sempre rispettare il calendario zodiacale. Dunque, febbraio = acquario, e via a procedere, fino a concludere il cerchio che riporterà questo viaggio astrale di nuovo all’inizio. Assorti e ispirati, i tre rispettano, zodiaco dopo zodiaco, quanto affermato: “Abbiamo scelto di lavorare sulle melodie di ‘Tierkreis’ perché hanno un sapore celeste e sospeso, sono libere ed estasianti…”. Il piccolo palco è tagliato dalle luci che vanno a illuminare gesti attenti, che, proponendone una versione rock-punk lunare, con momenti di quiete e accelerazioni improvvise, assolvono a quanto promesso. In attesa che esca l’album a ottobre per la Trovarobato/Audioglobe, arriva il bis della travolgente “Libra” (Bilancia) e un pezzo dal nuovo album, “Interludio”, che ci spinge a forza in altre dimensioni. E verso il live del giorno dopo nei pressi delle Terme di Caracalla, altri spazi temporali dove ha trovato finalmente posto il nuovo Angelo Mai, sfrattato nottetempo dal Rione Monti. Un grande capannone multiuso artistico, accanto a una casetta per il bere e mangiare, accoglie il nostro trio, sul palco pronto a lasciarsi andare di fronte a un pubblico di nuovo conquistato dalle esplosioni emotive del gruppo che con generosità non si tira indietro nel regalarci questo viaggio nel loro mondo personale. Occhi chiusi, presi dall’ispirazione, con amorevole attenzione consegnano un’ora di concerto che a tratti viene rotto dall’applauso sentito del pubblico, che in un dialogo silenzioso col gruppo, sente quando anche quel battito di mani fa parte davvero di quanto sta avvenendo. Non risparmiandosi, dopo l’ingresso iniziale d’acuto di Giovannini, alla voce e chitarra, Sapignoli avvolgendo la sua batteria, Bertoni alla chitarra e al live electronics, tutti dedicandosi a effetti distorcenti essenziali, procedono tra i brani di repertorio, concentrandosi in particolare sui 17 di “Songs - Landscapes”. Il pubblico, entusiasta, alla fine ringrazia con decisione.
Giacomo d’Alelio
AIDORU
Beba do Samba/Angelo Mai, Roma, 17/18 febbraio 2008
Sono passati per Roma il 17 e 18 febbraio gli Aidoru (si ricordi la rigorosa accentatura della prima vocale nella pronuncia del nome), proponendo due opere così lontane, ma allo stesso tempo così simili nella capacità di delineare, nell’ interpretazione emozionale e profonda compiuta dal gruppo, veri e propri paesaggi dell’anima. Arrivando dalla loro tournée promozionale del nuovo album “Songs – Landscapes” (Trovarobato/Audioglobe), partiti da Cesena, e in cammino per lo stivale, sono planati nei luoghi del Beba do Samba e dell’Angelo Mai. Hanno rotto il ghiaccio con la capitale proponendo il loro viaggio nel mondo di Stockhausen, che ha sorpreso il pubblico attento e selezionato che è intervenuto al Beba, situato nel quartiere di S. Lorenzo. Per interpretare il “Tierkreis” (Zodiaco) presenti sul palco Dario Giovannini (voce, chitarra), Diego Sapignoli (batteria, percussioni, campionamenti, glockenspiel, melodica, chitarra), Michele Bertoni (chitarra, basso, batteria). Dovendo fare a meno di una costola importante del gruppo per le due date: Mirko Abbondanza, e il suo basso. Non volendo pensare che potesse essere un handicap, ma uno spunto per dar sfogo alla loro creatività, gli Aidoru in trio hanno inserito nella loro strumentazione il vibrafono, in modo da avere una maggiore varietà timbrica, che si è subito fatta notare sul palco fin dalle prime note di “Aquarius”: viene infatti spiegato che, come da indicazione del maestro Stockhausen, la presentazione di “Tierkreis” dovrà sempre rispettare il calendario zodiacale. Dunque, febbraio = acquario, e via a procedere, fino a concludere il cerchio che riporterà questo viaggio astrale di nuovo all’inizio. Assorti e ispirati, i tre rispettano, zodiaco dopo zodiaco, quanto affermato: “Abbiamo scelto di lavorare sulle melodie di ‘Tierkreis’ perché hanno un sapore celeste e sospeso, sono libere ed estasianti…”. Il piccolo palco è tagliato dalle luci che vanno a illuminare gesti attenti, che, proponendone una versione rock-punk lunare, con momenti di quiete e accelerazioni improvvise, assolvono a quanto promesso. In attesa che esca l’album a ottobre per la Trovarobato/Audioglobe, arriva il bis della travolgente “Libra” (Bilancia) e un pezzo dal nuovo album, “Interludio”, che ci spinge a forza in altre dimensioni. E verso il live del giorno dopo nei pressi delle Terme di Caracalla, altri spazi temporali dove ha trovato finalmente posto il nuovo Angelo Mai, sfrattato nottetempo dal Rione Monti. Un grande capannone multiuso artistico, accanto a una casetta per il bere e mangiare, accoglie il nostro trio, sul palco pronto a lasciarsi andare di fronte a un pubblico di nuovo conquistato dalle esplosioni emotive del gruppo che con generosità non si tira indietro nel regalarci questo viaggio nel loro mondo personale. Occhi chiusi, presi dall’ispirazione, con amorevole attenzione consegnano un’ora di concerto che a tratti viene rotto dall’applauso sentito del pubblico, che in un dialogo silenzioso col gruppo, sente quando anche quel battito di mani fa parte davvero di quanto sta avvenendo. Non risparmiandosi, dopo l’ingresso iniziale d’acuto di Giovannini, alla voce e chitarra, Sapignoli avvolgendo la sua batteria, Bertoni alla chitarra e al live electronics, tutti dedicandosi a effetti distorcenti essenziali, procedono tra i brani di repertorio, concentrandosi in particolare sui 17 di “Songs - Landscapes”. Il pubblico, entusiasta, alla fine ringrazia con decisione.
Giacomo d’Alelio
Recensione di "Songs canzoni - Landscapes paesaggi" su indie for bunnies
Recensione di "Songs canzoni - Landscapes paesaggi" su indie for bunnies http://www.indieforbunnies.com/2010/02/24/indieforbunnies-vs-sanremo-2010-part-2/
AIDORU
Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi [ Trovarobato - 2009 ]
Similar Artist: Mogwai, Nine Inch Nails
Ripescare dopo tanto tempo il nome Aidoru m’ha fatto ricordare quanta sorpresa avevo avuto nello scoprirli con “13 Piccoli Singoli Radiofonici”. Il quarto album del quartetto romagnolo è quanto di più consono si possa trovare in una rubrica ‘anti-sanremese’: musica svincolata da ogni preconcezione commercialbanalotta, libera, incroci riusciti a perfezione tra l’improvvisazione e la sperimentazione. Canzoni da paesaggio come dice il titolo, come un immaginario viaggio in un treno che porta chissà dove. Prendete “Ghosts” dei Nine Inch Nails, depuratelo della pesantezza e mediocrità che lo permeava ed otterrete queste 17 stupendi piccoli ‘paesaggi’ sonori. Musica che può emozionare, e non è poco.
(Emanuele “kingatnight” Chiti)
AIDORU
Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi [ Trovarobato - 2009 ]
Similar Artist: Mogwai, Nine Inch Nails
Ripescare dopo tanto tempo il nome Aidoru m’ha fatto ricordare quanta sorpresa avevo avuto nello scoprirli con “13 Piccoli Singoli Radiofonici”. Il quarto album del quartetto romagnolo è quanto di più consono si possa trovare in una rubrica ‘anti-sanremese’: musica svincolata da ogni preconcezione commercialbanalotta, libera, incroci riusciti a perfezione tra l’improvvisazione e la sperimentazione. Canzoni da paesaggio come dice il titolo, come un immaginario viaggio in un treno che porta chissà dove. Prendete “Ghosts” dei Nine Inch Nails, depuratelo della pesantezza e mediocrità che lo permeava ed otterrete queste 17 stupendi piccoli ‘paesaggi’ sonori. Musica che può emozionare, e non è poco.
(Emanuele “kingatnight” Chiti)
19/02/10
Aidoru su rockaction
Genere: rock sperimentale, post rock
Data uscita: 2009
Label: Aidoru Associazione / Trovarobato
Durata: 47 mins
Sito Web: N.A.
Voto: 8.0/10
Recensito da: Ida Stamile
Viaggi musicali possibili e paesaggi immaginati e tangibilmente assenti/presenti; suggestioni e visioni lunghe cinque anni che, lambendo teatro e sperimentazione, s'incanalano nel ruscello nipponico della parola Aidoru, l'idolo dalla prima vocale accentata. Gli Aidoru prendono forma da questo polivalente processo artistico-ambientale e, a due anni di distanza da Nove Buone Nuove, scalando vaste colline sonore, riempiono il vuoto dello spazio fisico con il reportage strumentale SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi.
L'album è innovativa “naturalità” del suono, rarefatta manifestazione dell'universo che prende vita, e sul booklet il pensiero, percorrendo la “penna” poetica di Roberta Magnani, è trasfigurato dalla scrittura. Nel disco vibra il silenzio della parola muta e della musica che rielabora il paesaggio seguendo sussurri, impressioni e magnetiche linee melodiche di rock, jazz, punk, rumorismo, noise, ambient ed elettronica.
SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi è un fiume sonoro con estuario a ramificazione doppia. In Songs canzoni, le 11 tracce di mare acustico fluiscono alternandosi tra calma e aggressività, sfociando spesso in un post-rock dai risvolti desolatamente inquieti, dove le onde di suono s'infrangono su scogliere di distorsioni dal ritmo roccioso e metallico. LANDSCAPES paesaggi è il luogo reale della sperimentazione volta a sonorizzare gli ambienti naturali e urbani. I sei brani si dissolvono piacevolmente come affreschi astratti e rarefatti, profondamente minimali e intimamente espressivi.
Viaggiatori sonori del mondo che ci circonda, traghettatori d'anime su versanti trasversali, con SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi gli Aidoru ci conducono in territori musicali puri dove l'emozione dell'ascolto acquisisce forza interrogando il silenzio delle note e cristallizzando il tempo.
Data uscita: 2009
Label: Aidoru Associazione / Trovarobato
Durata: 47 mins
Sito Web: N.A.
Voto: 8.0/10
Recensito da: Ida Stamile
Viaggi musicali possibili e paesaggi immaginati e tangibilmente assenti/presenti; suggestioni e visioni lunghe cinque anni che, lambendo teatro e sperimentazione, s'incanalano nel ruscello nipponico della parola Aidoru, l'idolo dalla prima vocale accentata. Gli Aidoru prendono forma da questo polivalente processo artistico-ambientale e, a due anni di distanza da Nove Buone Nuove, scalando vaste colline sonore, riempiono il vuoto dello spazio fisico con il reportage strumentale SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi.
L'album è innovativa “naturalità” del suono, rarefatta manifestazione dell'universo che prende vita, e sul booklet il pensiero, percorrendo la “penna” poetica di Roberta Magnani, è trasfigurato dalla scrittura. Nel disco vibra il silenzio della parola muta e della musica che rielabora il paesaggio seguendo sussurri, impressioni e magnetiche linee melodiche di rock, jazz, punk, rumorismo, noise, ambient ed elettronica.
SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi è un fiume sonoro con estuario a ramificazione doppia. In Songs canzoni, le 11 tracce di mare acustico fluiscono alternandosi tra calma e aggressività, sfociando spesso in un post-rock dai risvolti desolatamente inquieti, dove le onde di suono s'infrangono su scogliere di distorsioni dal ritmo roccioso e metallico. LANDSCAPES paesaggi è il luogo reale della sperimentazione volta a sonorizzare gli ambienti naturali e urbani. I sei brani si dissolvono piacevolmente come affreschi astratti e rarefatti, profondamente minimali e intimamente espressivi.
Viaggiatori sonori del mondo che ci circonda, traghettatori d'anime su versanti trasversali, con SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi gli Aidoru ci conducono in territori musicali puri dove l'emozione dell'ascolto acquisisce forza interrogando il silenzio delle note e cristallizzando il tempo.
Aidoru su l'isola che non c'era
Trovarobato
2009
Durata: 50:00
Brani migliori:
Modale
Albert None
Arcosanti
di Ilario Galati
Raccogliendo da una parte canzoni propriamente dette – le prime undici – e dall’altra sonorizzazioni di ambienti e luoghi – le ultime sei – il nuovo lavoro degli Aidoru, il quarto in più di dieci anni di attività, presenta una divisione più concettuale che formale, dato che a farla da padrona dal primo all’ultimo brano, sono proprio i landscapes. Paesaggi sonori rigorosamente strumentali, sospesi tra tra post-rock, ambient e una certa propensione jazzistica che rappresentano ormai un marchio di fabbrica per il gruppo di Cesena. Evocativa e minimale, la musica degli Aidoru sceglie la strada della sottrazione e dell’asciugatura, eliminando orpelli e amplificando la propensione emozionale della propria musica.
Dalla sua, Song Canzoni – Landscapes Paesaggi, che esce per la Trovarobato, l’etichetta dei Mariposa, ha un approccio molto internazionale alla materia, forse più americano che anglosassone, e vanta passaggi di sicuro impatto e valore. Quello che però emerge alla lunga è una tendenza che lambisce minacciosamente il sottofondo, perché se alcuni pezzi, come la psichedelica e nervosa Albert None e l’altrettanto abrasiva Meno, scelgono la strada del ritmo - decostruito, smozzicato, zoppicante - in altri episodi, invece, la band tende ad un informe, per quanto sofisticato, calderone sonoro. Del resto gli Aidoru hanno sempre avuto con la loro musica un approccio multidisciplinare e, alcune di queste composizioni, pensate per il teatro e altre arti performative, sono evidentemente penalizzate dall’ascolto domestico.
Il nuovo disco del quartetto, dunque, è un lavoro cerebrale, colto, ma a volte un po’ troppo elitario e distaccato, che rischia di limitare uno dei punti di forza del gruppo, quell’attitudine a creare una musica minimale, ma non per questo avara di forti emozioni. I ragazzi hanno comunque mestiere da vendere, capaci come sono di tirar fuori dai loro strumenti un sound maturo e interessante, al servizio di arrangiamenti pensati per esaltare sfumature, colori e soprattutto silenzi di queste rarefatte composizioni.
2009
Durata: 50:00
Brani migliori:
Modale
Albert None
Arcosanti
di Ilario Galati
Raccogliendo da una parte canzoni propriamente dette – le prime undici – e dall’altra sonorizzazioni di ambienti e luoghi – le ultime sei – il nuovo lavoro degli Aidoru, il quarto in più di dieci anni di attività, presenta una divisione più concettuale che formale, dato che a farla da padrona dal primo all’ultimo brano, sono proprio i landscapes. Paesaggi sonori rigorosamente strumentali, sospesi tra tra post-rock, ambient e una certa propensione jazzistica che rappresentano ormai un marchio di fabbrica per il gruppo di Cesena. Evocativa e minimale, la musica degli Aidoru sceglie la strada della sottrazione e dell’asciugatura, eliminando orpelli e amplificando la propensione emozionale della propria musica.
Dalla sua, Song Canzoni – Landscapes Paesaggi, che esce per la Trovarobato, l’etichetta dei Mariposa, ha un approccio molto internazionale alla materia, forse più americano che anglosassone, e vanta passaggi di sicuro impatto e valore. Quello che però emerge alla lunga è una tendenza che lambisce minacciosamente il sottofondo, perché se alcuni pezzi, come la psichedelica e nervosa Albert None e l’altrettanto abrasiva Meno, scelgono la strada del ritmo - decostruito, smozzicato, zoppicante - in altri episodi, invece, la band tende ad un informe, per quanto sofisticato, calderone sonoro. Del resto gli Aidoru hanno sempre avuto con la loro musica un approccio multidisciplinare e, alcune di queste composizioni, pensate per il teatro e altre arti performative, sono evidentemente penalizzate dall’ascolto domestico.
Il nuovo disco del quartetto, dunque, è un lavoro cerebrale, colto, ma a volte un po’ troppo elitario e distaccato, che rischia di limitare uno dei punti di forza del gruppo, quell’attitudine a creare una musica minimale, ma non per questo avara di forti emozioni. I ragazzi hanno comunque mestiere da vendere, capaci come sono di tirar fuori dai loro strumenti un sound maturo e interessante, al servizio di arrangiamenti pensati per esaltare sfumature, colori e soprattutto silenzi di queste rarefatte composizioni.
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