http://www.rockstar.it/CompilationBUZZ.asp
Questo mese Rockstar vi offre un piatto davvero ricco: una compilazione da scaricare gratis con artisti curati da A Buzz Supreme, ufficio stampa e promozione di nomi come Samuel Katarro, Beatrice Antolini, Julie’s Haircut e molti altri.
8. “Albert None”
Aidoru
DA “SONGS CANZONI”
Gli Aidoru arrivano da Cesena e sono in pista da ben quindici anni. La loro proposta musicale oscilla tra post-rock e sperimentazione, jazz e rock strumentale dai tratti languidi e poetici. Musica intensa, profonda e suggestiva, ricca di sfumature che tratteggia paesaggi sonori di rara efficacia. Come l’elegante “Albert None” che vi presentiamo.
Aidoru's official blog
Informazioni personali
- Aidoru
- Aidoru. Così in Giappone si pronuncia la parola inglese “idol”, idolo, ed è nella terra del Sol Levante il modo di chiamare le star che, giunte giovanissime all’apice del successo, sono poi dimenticate subito dopo. Nati nei primi anni Novanta a Cesena con il nome di Konfettura, gli Aidoru sono Dario Giovannini, Diego Sapignoli, Michele Bertoni e Mirko Abbondanza.
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04/03/10
Report live Aidoru su Fuori dal Mucchio
http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=sulpalco&id_riv=74&id=59
AIDORU
Beba do Samba/Angelo Mai, Roma, 17/18 febbraio 2008
Sono passati per Roma il 17 e 18 febbraio gli Aidoru (si ricordi la rigorosa accentatura della prima vocale nella pronuncia del nome), proponendo due opere così lontane, ma allo stesso tempo così simili nella capacità di delineare, nell’ interpretazione emozionale e profonda compiuta dal gruppo, veri e propri paesaggi dell’anima. Arrivando dalla loro tournée promozionale del nuovo album “Songs – Landscapes” (Trovarobato/Audioglobe), partiti da Cesena, e in cammino per lo stivale, sono planati nei luoghi del Beba do Samba e dell’Angelo Mai. Hanno rotto il ghiaccio con la capitale proponendo il loro viaggio nel mondo di Stockhausen, che ha sorpreso il pubblico attento e selezionato che è intervenuto al Beba, situato nel quartiere di S. Lorenzo. Per interpretare il “Tierkreis” (Zodiaco) presenti sul palco Dario Giovannini (voce, chitarra), Diego Sapignoli (batteria, percussioni, campionamenti, glockenspiel, melodica, chitarra), Michele Bertoni (chitarra, basso, batteria). Dovendo fare a meno di una costola importante del gruppo per le due date: Mirko Abbondanza, e il suo basso. Non volendo pensare che potesse essere un handicap, ma uno spunto per dar sfogo alla loro creatività, gli Aidoru in trio hanno inserito nella loro strumentazione il vibrafono, in modo da avere una maggiore varietà timbrica, che si è subito fatta notare sul palco fin dalle prime note di “Aquarius”: viene infatti spiegato che, come da indicazione del maestro Stockhausen, la presentazione di “Tierkreis” dovrà sempre rispettare il calendario zodiacale. Dunque, febbraio = acquario, e via a procedere, fino a concludere il cerchio che riporterà questo viaggio astrale di nuovo all’inizio. Assorti e ispirati, i tre rispettano, zodiaco dopo zodiaco, quanto affermato: “Abbiamo scelto di lavorare sulle melodie di ‘Tierkreis’ perché hanno un sapore celeste e sospeso, sono libere ed estasianti…”. Il piccolo palco è tagliato dalle luci che vanno a illuminare gesti attenti, che, proponendone una versione rock-punk lunare, con momenti di quiete e accelerazioni improvvise, assolvono a quanto promesso. In attesa che esca l’album a ottobre per la Trovarobato/Audioglobe, arriva il bis della travolgente “Libra” (Bilancia) e un pezzo dal nuovo album, “Interludio”, che ci spinge a forza in altre dimensioni. E verso il live del giorno dopo nei pressi delle Terme di Caracalla, altri spazi temporali dove ha trovato finalmente posto il nuovo Angelo Mai, sfrattato nottetempo dal Rione Monti. Un grande capannone multiuso artistico, accanto a una casetta per il bere e mangiare, accoglie il nostro trio, sul palco pronto a lasciarsi andare di fronte a un pubblico di nuovo conquistato dalle esplosioni emotive del gruppo che con generosità non si tira indietro nel regalarci questo viaggio nel loro mondo personale. Occhi chiusi, presi dall’ispirazione, con amorevole attenzione consegnano un’ora di concerto che a tratti viene rotto dall’applauso sentito del pubblico, che in un dialogo silenzioso col gruppo, sente quando anche quel battito di mani fa parte davvero di quanto sta avvenendo. Non risparmiandosi, dopo l’ingresso iniziale d’acuto di Giovannini, alla voce e chitarra, Sapignoli avvolgendo la sua batteria, Bertoni alla chitarra e al live electronics, tutti dedicandosi a effetti distorcenti essenziali, procedono tra i brani di repertorio, concentrandosi in particolare sui 17 di “Songs - Landscapes”. Il pubblico, entusiasta, alla fine ringrazia con decisione.
Giacomo d’Alelio
AIDORU
Beba do Samba/Angelo Mai, Roma, 17/18 febbraio 2008
Sono passati per Roma il 17 e 18 febbraio gli Aidoru (si ricordi la rigorosa accentatura della prima vocale nella pronuncia del nome), proponendo due opere così lontane, ma allo stesso tempo così simili nella capacità di delineare, nell’ interpretazione emozionale e profonda compiuta dal gruppo, veri e propri paesaggi dell’anima. Arrivando dalla loro tournée promozionale del nuovo album “Songs – Landscapes” (Trovarobato/Audioglobe), partiti da Cesena, e in cammino per lo stivale, sono planati nei luoghi del Beba do Samba e dell’Angelo Mai. Hanno rotto il ghiaccio con la capitale proponendo il loro viaggio nel mondo di Stockhausen, che ha sorpreso il pubblico attento e selezionato che è intervenuto al Beba, situato nel quartiere di S. Lorenzo. Per interpretare il “Tierkreis” (Zodiaco) presenti sul palco Dario Giovannini (voce, chitarra), Diego Sapignoli (batteria, percussioni, campionamenti, glockenspiel, melodica, chitarra), Michele Bertoni (chitarra, basso, batteria). Dovendo fare a meno di una costola importante del gruppo per le due date: Mirko Abbondanza, e il suo basso. Non volendo pensare che potesse essere un handicap, ma uno spunto per dar sfogo alla loro creatività, gli Aidoru in trio hanno inserito nella loro strumentazione il vibrafono, in modo da avere una maggiore varietà timbrica, che si è subito fatta notare sul palco fin dalle prime note di “Aquarius”: viene infatti spiegato che, come da indicazione del maestro Stockhausen, la presentazione di “Tierkreis” dovrà sempre rispettare il calendario zodiacale. Dunque, febbraio = acquario, e via a procedere, fino a concludere il cerchio che riporterà questo viaggio astrale di nuovo all’inizio. Assorti e ispirati, i tre rispettano, zodiaco dopo zodiaco, quanto affermato: “Abbiamo scelto di lavorare sulle melodie di ‘Tierkreis’ perché hanno un sapore celeste e sospeso, sono libere ed estasianti…”. Il piccolo palco è tagliato dalle luci che vanno a illuminare gesti attenti, che, proponendone una versione rock-punk lunare, con momenti di quiete e accelerazioni improvvise, assolvono a quanto promesso. In attesa che esca l’album a ottobre per la Trovarobato/Audioglobe, arriva il bis della travolgente “Libra” (Bilancia) e un pezzo dal nuovo album, “Interludio”, che ci spinge a forza in altre dimensioni. E verso il live del giorno dopo nei pressi delle Terme di Caracalla, altri spazi temporali dove ha trovato finalmente posto il nuovo Angelo Mai, sfrattato nottetempo dal Rione Monti. Un grande capannone multiuso artistico, accanto a una casetta per il bere e mangiare, accoglie il nostro trio, sul palco pronto a lasciarsi andare di fronte a un pubblico di nuovo conquistato dalle esplosioni emotive del gruppo che con generosità non si tira indietro nel regalarci questo viaggio nel loro mondo personale. Occhi chiusi, presi dall’ispirazione, con amorevole attenzione consegnano un’ora di concerto che a tratti viene rotto dall’applauso sentito del pubblico, che in un dialogo silenzioso col gruppo, sente quando anche quel battito di mani fa parte davvero di quanto sta avvenendo. Non risparmiandosi, dopo l’ingresso iniziale d’acuto di Giovannini, alla voce e chitarra, Sapignoli avvolgendo la sua batteria, Bertoni alla chitarra e al live electronics, tutti dedicandosi a effetti distorcenti essenziali, procedono tra i brani di repertorio, concentrandosi in particolare sui 17 di “Songs - Landscapes”. Il pubblico, entusiasta, alla fine ringrazia con decisione.
Giacomo d’Alelio
Recensione di "Songs canzoni - Landscapes paesaggi" su indie for bunnies
Recensione di "Songs canzoni - Landscapes paesaggi" su indie for bunnies http://www.indieforbunnies.com/2010/02/24/indieforbunnies-vs-sanremo-2010-part-2/
AIDORU
Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi [ Trovarobato - 2009 ]
Similar Artist: Mogwai, Nine Inch Nails
Ripescare dopo tanto tempo il nome Aidoru m’ha fatto ricordare quanta sorpresa avevo avuto nello scoprirli con “13 Piccoli Singoli Radiofonici”. Il quarto album del quartetto romagnolo è quanto di più consono si possa trovare in una rubrica ‘anti-sanremese’: musica svincolata da ogni preconcezione commercialbanalotta, libera, incroci riusciti a perfezione tra l’improvvisazione e la sperimentazione. Canzoni da paesaggio come dice il titolo, come un immaginario viaggio in un treno che porta chissà dove. Prendete “Ghosts” dei Nine Inch Nails, depuratelo della pesantezza e mediocrità che lo permeava ed otterrete queste 17 stupendi piccoli ‘paesaggi’ sonori. Musica che può emozionare, e non è poco.
(Emanuele “kingatnight” Chiti)
AIDORU
Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi [ Trovarobato - 2009 ]
Similar Artist: Mogwai, Nine Inch Nails
Ripescare dopo tanto tempo il nome Aidoru m’ha fatto ricordare quanta sorpresa avevo avuto nello scoprirli con “13 Piccoli Singoli Radiofonici”. Il quarto album del quartetto romagnolo è quanto di più consono si possa trovare in una rubrica ‘anti-sanremese’: musica svincolata da ogni preconcezione commercialbanalotta, libera, incroci riusciti a perfezione tra l’improvvisazione e la sperimentazione. Canzoni da paesaggio come dice il titolo, come un immaginario viaggio in un treno che porta chissà dove. Prendete “Ghosts” dei Nine Inch Nails, depuratelo della pesantezza e mediocrità che lo permeava ed otterrete queste 17 stupendi piccoli ‘paesaggi’ sonori. Musica che può emozionare, e non è poco.
(Emanuele “kingatnight” Chiti)
19/02/10
Aidoru su rockaction
Genere: rock sperimentale, post rock
Data uscita: 2009
Label: Aidoru Associazione / Trovarobato
Durata: 47 mins
Sito Web: N.A.
Voto: 8.0/10
Recensito da: Ida Stamile
Viaggi musicali possibili e paesaggi immaginati e tangibilmente assenti/presenti; suggestioni e visioni lunghe cinque anni che, lambendo teatro e sperimentazione, s'incanalano nel ruscello nipponico della parola Aidoru, l'idolo dalla prima vocale accentata. Gli Aidoru prendono forma da questo polivalente processo artistico-ambientale e, a due anni di distanza da Nove Buone Nuove, scalando vaste colline sonore, riempiono il vuoto dello spazio fisico con il reportage strumentale SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi.
L'album è innovativa “naturalità” del suono, rarefatta manifestazione dell'universo che prende vita, e sul booklet il pensiero, percorrendo la “penna” poetica di Roberta Magnani, è trasfigurato dalla scrittura. Nel disco vibra il silenzio della parola muta e della musica che rielabora il paesaggio seguendo sussurri, impressioni e magnetiche linee melodiche di rock, jazz, punk, rumorismo, noise, ambient ed elettronica.
SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi è un fiume sonoro con estuario a ramificazione doppia. In Songs canzoni, le 11 tracce di mare acustico fluiscono alternandosi tra calma e aggressività, sfociando spesso in un post-rock dai risvolti desolatamente inquieti, dove le onde di suono s'infrangono su scogliere di distorsioni dal ritmo roccioso e metallico. LANDSCAPES paesaggi è il luogo reale della sperimentazione volta a sonorizzare gli ambienti naturali e urbani. I sei brani si dissolvono piacevolmente come affreschi astratti e rarefatti, profondamente minimali e intimamente espressivi.
Viaggiatori sonori del mondo che ci circonda, traghettatori d'anime su versanti trasversali, con SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi gli Aidoru ci conducono in territori musicali puri dove l'emozione dell'ascolto acquisisce forza interrogando il silenzio delle note e cristallizzando il tempo.
Data uscita: 2009
Label: Aidoru Associazione / Trovarobato
Durata: 47 mins
Sito Web: N.A.
Voto: 8.0/10
Recensito da: Ida Stamile
Viaggi musicali possibili e paesaggi immaginati e tangibilmente assenti/presenti; suggestioni e visioni lunghe cinque anni che, lambendo teatro e sperimentazione, s'incanalano nel ruscello nipponico della parola Aidoru, l'idolo dalla prima vocale accentata. Gli Aidoru prendono forma da questo polivalente processo artistico-ambientale e, a due anni di distanza da Nove Buone Nuove, scalando vaste colline sonore, riempiono il vuoto dello spazio fisico con il reportage strumentale SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi.
L'album è innovativa “naturalità” del suono, rarefatta manifestazione dell'universo che prende vita, e sul booklet il pensiero, percorrendo la “penna” poetica di Roberta Magnani, è trasfigurato dalla scrittura. Nel disco vibra il silenzio della parola muta e della musica che rielabora il paesaggio seguendo sussurri, impressioni e magnetiche linee melodiche di rock, jazz, punk, rumorismo, noise, ambient ed elettronica.
SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi è un fiume sonoro con estuario a ramificazione doppia. In Songs canzoni, le 11 tracce di mare acustico fluiscono alternandosi tra calma e aggressività, sfociando spesso in un post-rock dai risvolti desolatamente inquieti, dove le onde di suono s'infrangono su scogliere di distorsioni dal ritmo roccioso e metallico. LANDSCAPES paesaggi è il luogo reale della sperimentazione volta a sonorizzare gli ambienti naturali e urbani. I sei brani si dissolvono piacevolmente come affreschi astratti e rarefatti, profondamente minimali e intimamente espressivi.
Viaggiatori sonori del mondo che ci circonda, traghettatori d'anime su versanti trasversali, con SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi gli Aidoru ci conducono in territori musicali puri dove l'emozione dell'ascolto acquisisce forza interrogando il silenzio delle note e cristallizzando il tempo.
Aidoru su l'isola che non c'era
Trovarobato
2009
Durata: 50:00
Brani migliori:
Modale
Albert None
Arcosanti
di Ilario Galati
Raccogliendo da una parte canzoni propriamente dette – le prime undici – e dall’altra sonorizzazioni di ambienti e luoghi – le ultime sei – il nuovo lavoro degli Aidoru, il quarto in più di dieci anni di attività, presenta una divisione più concettuale che formale, dato che a farla da padrona dal primo all’ultimo brano, sono proprio i landscapes. Paesaggi sonori rigorosamente strumentali, sospesi tra tra post-rock, ambient e una certa propensione jazzistica che rappresentano ormai un marchio di fabbrica per il gruppo di Cesena. Evocativa e minimale, la musica degli Aidoru sceglie la strada della sottrazione e dell’asciugatura, eliminando orpelli e amplificando la propensione emozionale della propria musica.
Dalla sua, Song Canzoni – Landscapes Paesaggi, che esce per la Trovarobato, l’etichetta dei Mariposa, ha un approccio molto internazionale alla materia, forse più americano che anglosassone, e vanta passaggi di sicuro impatto e valore. Quello che però emerge alla lunga è una tendenza che lambisce minacciosamente il sottofondo, perché se alcuni pezzi, come la psichedelica e nervosa Albert None e l’altrettanto abrasiva Meno, scelgono la strada del ritmo - decostruito, smozzicato, zoppicante - in altri episodi, invece, la band tende ad un informe, per quanto sofisticato, calderone sonoro. Del resto gli Aidoru hanno sempre avuto con la loro musica un approccio multidisciplinare e, alcune di queste composizioni, pensate per il teatro e altre arti performative, sono evidentemente penalizzate dall’ascolto domestico.
Il nuovo disco del quartetto, dunque, è un lavoro cerebrale, colto, ma a volte un po’ troppo elitario e distaccato, che rischia di limitare uno dei punti di forza del gruppo, quell’attitudine a creare una musica minimale, ma non per questo avara di forti emozioni. I ragazzi hanno comunque mestiere da vendere, capaci come sono di tirar fuori dai loro strumenti un sound maturo e interessante, al servizio di arrangiamenti pensati per esaltare sfumature, colori e soprattutto silenzi di queste rarefatte composizioni.
2009
Durata: 50:00
Brani migliori:
Modale
Albert None
Arcosanti
di Ilario Galati
Raccogliendo da una parte canzoni propriamente dette – le prime undici – e dall’altra sonorizzazioni di ambienti e luoghi – le ultime sei – il nuovo lavoro degli Aidoru, il quarto in più di dieci anni di attività, presenta una divisione più concettuale che formale, dato che a farla da padrona dal primo all’ultimo brano, sono proprio i landscapes. Paesaggi sonori rigorosamente strumentali, sospesi tra tra post-rock, ambient e una certa propensione jazzistica che rappresentano ormai un marchio di fabbrica per il gruppo di Cesena. Evocativa e minimale, la musica degli Aidoru sceglie la strada della sottrazione e dell’asciugatura, eliminando orpelli e amplificando la propensione emozionale della propria musica.
Dalla sua, Song Canzoni – Landscapes Paesaggi, che esce per la Trovarobato, l’etichetta dei Mariposa, ha un approccio molto internazionale alla materia, forse più americano che anglosassone, e vanta passaggi di sicuro impatto e valore. Quello che però emerge alla lunga è una tendenza che lambisce minacciosamente il sottofondo, perché se alcuni pezzi, come la psichedelica e nervosa Albert None e l’altrettanto abrasiva Meno, scelgono la strada del ritmo - decostruito, smozzicato, zoppicante - in altri episodi, invece, la band tende ad un informe, per quanto sofisticato, calderone sonoro. Del resto gli Aidoru hanno sempre avuto con la loro musica un approccio multidisciplinare e, alcune di queste composizioni, pensate per il teatro e altre arti performative, sono evidentemente penalizzate dall’ascolto domestico.
Il nuovo disco del quartetto, dunque, è un lavoro cerebrale, colto, ma a volte un po’ troppo elitario e distaccato, che rischia di limitare uno dei punti di forza del gruppo, quell’attitudine a creare una musica minimale, ma non per questo avara di forti emozioni. I ragazzi hanno comunque mestiere da vendere, capaci come sono di tirar fuori dai loro strumenti un sound maturo e interessante, al servizio di arrangiamenti pensati per esaltare sfumature, colori e soprattutto silenzi di queste rarefatte composizioni.
14/02/10
Aidoru su Audiodrome
http://www.audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=5831
Ovvero quando il packaging e il disco sono inseparabili.
Semplicistico, vero, però una certa idea del nuovo Aidoru la rende. Disco del tutto strumentale e diviso idealmente in due parti, con composizioni dai titoli sintetici e diretti e un torrenziale fiume di parole (ad opera di Roberta Magnani) che si inseguono frenetiche e magnetiche sui bordi della copertina e ai margini del booklet. Dopo 13 Piccoli Scherzi Radiofonici, gli Aidoru non abbandonano la spinta improvvisativa e avant che caratterizzava tutto il disco, ma la ridefiniscono riuscendo a risultare allo stesso tempo fedeli alla loro cifra stilistica e, tramite essa, a restituire pezzi che si dibattono tra accenni a math/post-rock e scenari sonori affascinanti. E in landscapes non ci si ritrova a fare i conti con il più classico e strasentito degli ambient, ma con la rielaborazione profondamente carica di emozioni di quanto espresso in Songs. Padronanza del linguaggio, maturità e fascinazioni trasversali, riunite a comporre il quadro delle enormi potenzialità attuali degli Aidoru.
A cura di: Giampaolo Cristofaro [giampaolo.cristofaro@audiodrome.it]
Ovvero quando il packaging e il disco sono inseparabili.
Semplicistico, vero, però una certa idea del nuovo Aidoru la rende. Disco del tutto strumentale e diviso idealmente in due parti, con composizioni dai titoli sintetici e diretti e un torrenziale fiume di parole (ad opera di Roberta Magnani) che si inseguono frenetiche e magnetiche sui bordi della copertina e ai margini del booklet. Dopo 13 Piccoli Scherzi Radiofonici, gli Aidoru non abbandonano la spinta improvvisativa e avant che caratterizzava tutto il disco, ma la ridefiniscono riuscendo a risultare allo stesso tempo fedeli alla loro cifra stilistica e, tramite essa, a restituire pezzi che si dibattono tra accenni a math/post-rock e scenari sonori affascinanti. E in landscapes non ci si ritrova a fare i conti con il più classico e strasentito degli ambient, ma con la rielaborazione profondamente carica di emozioni di quanto espresso in Songs. Padronanza del linguaggio, maturità e fascinazioni trasversali, riunite a comporre il quadro delle enormi potenzialità attuali degli Aidoru.
A cura di: Giampaolo Cristofaro [giampaolo.cristofaro@audiodrome.it]
01/01/10
Songs Canzoni Landscapes Paesaggi: recensione emozionale su rockon.it
http://www.rockon.it/recensioni/3914-aidoru-songs-canzonilandscapes-paesaggi/
AIDORU – Songs Canzoni/Landscapes Paesaggi
gennaio 1, 2010 by Francesco Diodati
I paesaggi. Le canzoni. I paesaggi nelle canzoni. Più semplicemente, le canzoni e i paesaggi. Più semplicemente, le canzoni senza canzoni. Il silenzio delle canzoni. I mutamenti. Radicali, profondi, viscerali. Il taglio netto. La sforbiciata tutta italiana. I ritorni attesi. Quattro anni di attesa, i concerti e un disco scritto e mai pubblicato. Nessuno è morto. La morte non esiste. Gli Aidoru nell’underground italiano. Gli Aidoru e il quarto album, “Songs Canzoni/Landscapes Paesaggi”. La voce s’abbassa, si spegne. L’anima si trasforma.
“Songs Canzoni/Landscapes Paesaggi”, diciassette brani. Gli Aidoru si sdoppiano, si spaccano, si dividono. Gli Aidoru senza testi. Solo i paesaggi. Solo la musica. Solo lo spazio imbrunito. Solo le pulsazioni imprevedibili. La neve si scioglie. Rimane il sole. Il cuore s’allontana dalle radici ed impazzisce. “Songs Canzoni/Landscapes Paesaggi”, la colonna sonora, la lunga tela, i continui intrecci free-rock, il rumorismo sotto le corde. Il jazz (“Albert none”), le lunghe, pesanti, metalliche braccia del noise (“Meno”), i krauti dolci a colazione e l’improvvisazione che rompe gli schemi. Il mondo senza schemi. Gli Aidoru e il quarto album. Gli Aidoru e la sperimentazione ossessiva. “Songs Canzoni/Landscapes Paesaggi”, senza canzoni, senza struttura.
Gli Aidoru nella quarta dimensione sempre anticonformista, libera, free. Gli Aidoru e il nuovo album, “Songs Canzoni/ Landscapes Paesaggi”, produce Trovarobato, sempre avanti, sempre in evoluzione, Aidoru.
AIDORU – Songs Canzoni/Landscapes Paesaggi
gennaio 1, 2010 by Francesco Diodati
I paesaggi. Le canzoni. I paesaggi nelle canzoni. Più semplicemente, le canzoni e i paesaggi. Più semplicemente, le canzoni senza canzoni. Il silenzio delle canzoni. I mutamenti. Radicali, profondi, viscerali. Il taglio netto. La sforbiciata tutta italiana. I ritorni attesi. Quattro anni di attesa, i concerti e un disco scritto e mai pubblicato. Nessuno è morto. La morte non esiste. Gli Aidoru nell’underground italiano. Gli Aidoru e il quarto album, “Songs Canzoni/Landscapes Paesaggi”. La voce s’abbassa, si spegne. L’anima si trasforma.
“Songs Canzoni/Landscapes Paesaggi”, diciassette brani. Gli Aidoru si sdoppiano, si spaccano, si dividono. Gli Aidoru senza testi. Solo i paesaggi. Solo la musica. Solo lo spazio imbrunito. Solo le pulsazioni imprevedibili. La neve si scioglie. Rimane il sole. Il cuore s’allontana dalle radici ed impazzisce. “Songs Canzoni/Landscapes Paesaggi”, la colonna sonora, la lunga tela, i continui intrecci free-rock, il rumorismo sotto le corde. Il jazz (“Albert none”), le lunghe, pesanti, metalliche braccia del noise (“Meno”), i krauti dolci a colazione e l’improvvisazione che rompe gli schemi. Il mondo senza schemi. Gli Aidoru e il quarto album. Gli Aidoru e la sperimentazione ossessiva. “Songs Canzoni/Landscapes Paesaggi”, senza canzoni, senza struttura.
Gli Aidoru nella quarta dimensione sempre anticonformista, libera, free. Gli Aidoru e il nuovo album, “Songs Canzoni/ Landscapes Paesaggi”, produce Trovarobato, sempre avanti, sempre in evoluzione, Aidoru.
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