Songs Canzoni – Landscapes Paesaggi - Aidoru
By Giulia Gasparato on Jun 10, 2010 in Album, Recensioni
aidoruCanzoni senza voce e paesaggi privi di spazio. Dove può esistere tutto ciò? Ovviamente la risposta è una sola: nella la musica. L’arte tutta però, non vive da sé, bensì vive attraverso le persone che la creano, che la alimentano, che la diffondono: dietro a queste canzoni impossibili e questi paesaggi musicati ci sono gli Aidoru, una band anomala che ormai da tanti anni porta avanti un progetto trasversale veramente artistico che poggia nel teatro e nella musica indipendente.
Grande è la differenza tra il musicista e l’artista che si esprime in musica, ma con questo album la band cesenate ha annullato il dubbio a chi ancora poteva averlo. Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi è più che un album. Note su note, gli Aidoru sono riusciti a creare qualcosa di lieve ed al contempo profondo, un qualcosa di intimo ma che con la sua universalità musicale è capace di abbracciare tutte le arti. Esempio di questo è l’artwork del disco, che supera l’aspirazione di essere un contenitore per un prodotto musicale: grafica e testi sono parte integrante del progetto complessivo degli Aidoru.
Divise in due parti, le diciassette tracce delineano le peculiarità delle “canzoni” e quelle dei “paesaggi”. Le prime, ritmate, coinvolgenti, lievi ed eleganti, giocano con i più svariati generi musicali per mezzo di un approccio sregolato ma preciso, tipico del jazz. Immersi nel campo della sonorizzazione, con delicati sussulti degli strumenti, soffusi rumori e l’uso discreto dell’elettronica, nella seconda parte del disco, gli Aidoru riescono a creare paesaggi come un pittore sulla tela.
La misura è la chiave di volta dell’intero album: se non ci fosse un uso così sapiente della musica e degli strumenti, l’intero lavoro si ridurrebbe ad un’accozzaglia di magnifiche idee che invece gli Aidoru riescono ad esternare in modo pulito.
Non è di certo un disco per chi cerca emozioni vibranti ed epidermiche, ma di certo le impossibili canzoni e gli immaginifici paesaggi degli Aidoru riescono a colpire chi cerca lo stupore lontano dalla fretta.
“Nel giardino delle misure / coglierai tutte le radici e le metterai nelle teste / in dono avrai l’aria sottile / i colori su cui s’appoggia l’ombra / e gli splendidi raggi di sole / ascolta la pioggia / osserva il nascere di fulmini e tuoni / là dove il vento spargeva germogli foglie e corolle / là dove c’erano quiete e morbide ombre ora fioriscono le nuvole / là s’annuvola e snuvola / aria e bisbigli si fanno uragano / poi fresco e quiete tutt’intorno / là in mezzo alla notte alla lunga notte alla sua chioma / un canto di cicale fa dimenticare le parole da dire per cogliere un fiore / così con tutte le parole uscite nell’aria / tutto s’allarga di silenzio / solo il vento porta un rumore / poi l’ordine della schiarita” (Roberta Magnani, parte di testo compreso nell’artwork del disco).
Aidoru's official blog
Informazioni personali
- Aidoru
- Aidoru. Così in Giappone si pronuncia la parola inglese “idol”, idolo, ed è nella terra del Sol Levante il modo di chiamare le star che, giunte giovanissime all’apice del successo, sono poi dimenticate subito dopo. Nati nei primi anni Novanta a Cesena con il nome di Konfettura, gli Aidoru sono Dario Giovannini, Diego Sapignoli, Michele Bertoni e Mirko Abbondanza.
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11/06/10
17/05/10
Aidoru comparsi sul portale di San Marco in Lamis
Music'Arte / AIDORU
Scritto da NICOLA MARIA SPAGNOLI
Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi - Trovarobato TRB 020
Dopo un primo ascolto il pensiero corre subito ad alcuni storici album di Brian Eno, a quelle storiche Music for Airport o Music for Films che hanno segnato anche il percorso del rock degli anni ’70 e non solo, musiche ambientali che ritroviamo, ma per gruppo, in questo disco degli Aidoru, cesenati e sulla breccia da oltre un decennio ma con nome giapponese (Aidoru/Idol che è anche il titolo di un celebre romanzo di William Gibson, il padre del cyberpunk).
Ci aveva colpito Sputnik contenuto in 5 piccoli pezzi per gruppo con titolo… del 2001, ora, dopo l’accattivante 13 piccoli singoli radiofonici, rieccoli con musiche ancora più rarefatte, minimaliste, colte. Squarci sonori piuttosto che brani, che negli episodi più riusciti danno realmente emozioni suggerendo visioni di paesaggi urbani come in una colonna sonora documentaria frammentaria ed essenziale, a volte sincopata e rumoristica a volte scarna e rarefatta e, a volte ancora, melodica e meditativa.
Questa ricerca sonora (il disco è strumentale!) viene creata, come in precedenza, soprattutto per il teatro tant’è che i pezzi sono presentati in concerto alternativamente a Tierkreis di Stockhausen e quindi, logicamente, anch’essi escono dagli schemi delle classiche composizioni o canzoni, dal genere rock come dal jazz ma, anche dalla musica contemporanea.
Due in uno i progetti in questo CD per, fondamentalmente, due chitarre, basso e batteria le prime undici tracce fra cui emergono emotivamente la breve Reportage e la suggestiva Ritratto delle correnti dal ritmo stanco. I brani della seconda parte, quella di Landscapes Paesaggi sono più, potremmo dire, d’avanguardia, elettronici e rumoristici ma pur sempre d’atmosfera e…ascoltabili, alcuni dal sapore più teutonico specie nel suggestivo Di notte in cui crea un particolare sound soprattutto l’accordion di Dario Giovannini che troviamo anche al piano e voce in Reportage 03, l’unico brano “cantato”ma…alla Demetrio Stratos, quello di Cantare la Voce per intenderci.
Una segnalazione doverosa anche per l’etichetta, peraltro premiata come la migliore delle emergenti nel 2009 ed al grafico per libretto e copertina. (da RARO n.217 - gennaio 2010)
Scritto da NICOLA MARIA SPAGNOLI
Songs Canzoni - Landscapes Paesaggi - Trovarobato TRB 020
Dopo un primo ascolto il pensiero corre subito ad alcuni storici album di Brian Eno, a quelle storiche Music for Airport o Music for Films che hanno segnato anche il percorso del rock degli anni ’70 e non solo, musiche ambientali che ritroviamo, ma per gruppo, in questo disco degli Aidoru, cesenati e sulla breccia da oltre un decennio ma con nome giapponese (Aidoru/Idol che è anche il titolo di un celebre romanzo di William Gibson, il padre del cyberpunk).
Ci aveva colpito Sputnik contenuto in 5 piccoli pezzi per gruppo con titolo… del 2001, ora, dopo l’accattivante 13 piccoli singoli radiofonici, rieccoli con musiche ancora più rarefatte, minimaliste, colte. Squarci sonori piuttosto che brani, che negli episodi più riusciti danno realmente emozioni suggerendo visioni di paesaggi urbani come in una colonna sonora documentaria frammentaria ed essenziale, a volte sincopata e rumoristica a volte scarna e rarefatta e, a volte ancora, melodica e meditativa.
Questa ricerca sonora (il disco è strumentale!) viene creata, come in precedenza, soprattutto per il teatro tant’è che i pezzi sono presentati in concerto alternativamente a Tierkreis di Stockhausen e quindi, logicamente, anch’essi escono dagli schemi delle classiche composizioni o canzoni, dal genere rock come dal jazz ma, anche dalla musica contemporanea.
Due in uno i progetti in questo CD per, fondamentalmente, due chitarre, basso e batteria le prime undici tracce fra cui emergono emotivamente la breve Reportage e la suggestiva Ritratto delle correnti dal ritmo stanco. I brani della seconda parte, quella di Landscapes Paesaggi sono più, potremmo dire, d’avanguardia, elettronici e rumoristici ma pur sempre d’atmosfera e…ascoltabili, alcuni dal sapore più teutonico specie nel suggestivo Di notte in cui crea un particolare sound soprattutto l’accordion di Dario Giovannini che troviamo anche al piano e voce in Reportage 03, l’unico brano “cantato”ma…alla Demetrio Stratos, quello di Cantare la Voce per intenderci.
Una segnalazione doverosa anche per l’etichetta, peraltro premiata come la migliore delle emergenti nel 2009 ed al grafico per libretto e copertina. (da RARO n.217 - gennaio 2010)
28/04/10
Ottima recensione Aidoru su Glass House
Aidoru – Songs Canzoni-Landscapes Paesaggi martedì, 27 aprile 2010
di Marco Proietti
Non so bene per quale motivo, ma sono rimasto da subito affascinato dal nome Aidoru, cosi curiosamente nebuloso ed evocativo, cosi scarno e allo stesso tempo cosi sonoro. Cercando di capire, scopro che il termine giapponese “aidoru” significa “idolo” e si riferisce a quegli artisti ideati a tavolino per vincere sul mercato ed esaurirsi nel giro di un paio di stagioni. Niente di più lontano da quello che i “nostri” Aidoru rappresentano, una tra le migliori band che nell'ambito del rock sperimentale italiano.
Si, parliamo di rock, perchè gli Aidoru sono a tutti gli effetti una rock band, basata principalmente sul classico organico doppia chitarra-basso-batteria e il rock è stato ed è tutt'ora il punto di partenza della personalissima proposta musicale della band. Ma, come spesso accade, col passare degli anni e nel trascorrere di svariate e diversificate attività, gli Aidoru hanno progressivamente evoluto il proprio sound, producendo un disco, il quarto , che rappresenta la summa del lavoro di oltre dieci anni di attività musicale.
Dopo “...13 Piccoli Singoli Radiofonici...”, sonorizzazione di un'allestimento del Teatro Valdoca (con cui la band collabora da alcuni anni), e il decisamente più song-oriented “Nove Buone Nuove”, “Songs Canzoni-Landscapes Paesaggi” (SCLP) rappresenta tutte le diverse sfumature del sound della band di Cesena, che rendono quindi particolarmente complicato descrivere o, peggio ancora, etichettare un lavoro sempre in continuo movimento tra sperimentalismo e melodia, movimento e riflessione interiore, complesso ma comunque emozionante.
Man mano che le tracce si susseguono ci troviamo di fronte al rock-funk di Albert None, tra le tracce più immediate ed orecchiabili, per passare poi all'interessantissimo rock di Arcosanti, in cui il tessuto musicale progressivamente si sfilaccia, riducendosi in sottili e impalbabili tracce sonore che scorrono indistintamente l'una dall'altra per poi ritrovarsi e ricompattarsi a formare l'ottimo riff di apertura.
Il post-rock della miglior fattura è quello che ritroviamo in brani come Loopwalking, Interludio o le straordinarie Ritratto Delle Correnti e Pomeriggio N.1, in cui la band da dimostrazione di aver oramai completamente assorbito, metabolizzato e rielaborato la lezione di maestri del genere come i Goodspeed You Black Emperor! o i Thee Silver Mt. Zion.
Anche il jazz trova spazio nelle corde del gruppo, come nell'ottima Modale, oltre ad essere variamente disseminato lungo tutto il disco.
Dopo le “Songs Canzoni...” della prima parte, gli ultimi sei brani, i “...Landscapes Paesaggi”, rappresentano il lato maggiormente evocativo e visuale dell'ensemble, dove la batteria si fa da parte, e l'eco delle chitarre diventa protagonista, con lo spazio che si dilata creando atmosfere dall'alto impatto emotivo, in grado di generare profonde suggestioni nell'ascoltatore che sappia accoglierle.
Veri e propri paesaggi sonori, improvvisazioni, sonorizzazioni ambientali ed estemporanee produzioni di suoni, che come un pennello sembrano disegnare vere e proprie scenografie, come la stupenda Di Notte, che sembra realmente evocare le fugaci luci che danzano sullo sfondo dell'oscurità più profonda.
Davvero notevole Reportage 03, in cui il piano filtrato e smorzato si abbraccia alle armonie vocali, suoni indistinti che diventano musica, in una traccia davvero rilassante e pacificatrice.
Non tutti saranno in grado di comprendere ed apprezzare, ma di certo chi è alla ricerca di proposte innovative e all'avanguardia non potrà fare altro che amare questo disco.
Voto 9/10
di Marco Proietti
Non so bene per quale motivo, ma sono rimasto da subito affascinato dal nome Aidoru, cosi curiosamente nebuloso ed evocativo, cosi scarno e allo stesso tempo cosi sonoro. Cercando di capire, scopro che il termine giapponese “aidoru” significa “idolo” e si riferisce a quegli artisti ideati a tavolino per vincere sul mercato ed esaurirsi nel giro di un paio di stagioni. Niente di più lontano da quello che i “nostri” Aidoru rappresentano, una tra le migliori band che nell'ambito del rock sperimentale italiano.
Si, parliamo di rock, perchè gli Aidoru sono a tutti gli effetti una rock band, basata principalmente sul classico organico doppia chitarra-basso-batteria e il rock è stato ed è tutt'ora il punto di partenza della personalissima proposta musicale della band. Ma, come spesso accade, col passare degli anni e nel trascorrere di svariate e diversificate attività, gli Aidoru hanno progressivamente evoluto il proprio sound, producendo un disco, il quarto , che rappresenta la summa del lavoro di oltre dieci anni di attività musicale.
Dopo “...13 Piccoli Singoli Radiofonici...”, sonorizzazione di un'allestimento del Teatro Valdoca (con cui la band collabora da alcuni anni), e il decisamente più song-oriented “Nove Buone Nuove”, “Songs Canzoni-Landscapes Paesaggi” (SCLP) rappresenta tutte le diverse sfumature del sound della band di Cesena, che rendono quindi particolarmente complicato descrivere o, peggio ancora, etichettare un lavoro sempre in continuo movimento tra sperimentalismo e melodia, movimento e riflessione interiore, complesso ma comunque emozionante.
Man mano che le tracce si susseguono ci troviamo di fronte al rock-funk di Albert None, tra le tracce più immediate ed orecchiabili, per passare poi all'interessantissimo rock di Arcosanti, in cui il tessuto musicale progressivamente si sfilaccia, riducendosi in sottili e impalbabili tracce sonore che scorrono indistintamente l'una dall'altra per poi ritrovarsi e ricompattarsi a formare l'ottimo riff di apertura.
Il post-rock della miglior fattura è quello che ritroviamo in brani come Loopwalking, Interludio o le straordinarie Ritratto Delle Correnti e Pomeriggio N.1, in cui la band da dimostrazione di aver oramai completamente assorbito, metabolizzato e rielaborato la lezione di maestri del genere come i Goodspeed You Black Emperor! o i Thee Silver Mt. Zion.
Anche il jazz trova spazio nelle corde del gruppo, come nell'ottima Modale, oltre ad essere variamente disseminato lungo tutto il disco.
Dopo le “Songs Canzoni...” della prima parte, gli ultimi sei brani, i “...Landscapes Paesaggi”, rappresentano il lato maggiormente evocativo e visuale dell'ensemble, dove la batteria si fa da parte, e l'eco delle chitarre diventa protagonista, con lo spazio che si dilata creando atmosfere dall'alto impatto emotivo, in grado di generare profonde suggestioni nell'ascoltatore che sappia accoglierle.
Veri e propri paesaggi sonori, improvvisazioni, sonorizzazioni ambientali ed estemporanee produzioni di suoni, che come un pennello sembrano disegnare vere e proprie scenografie, come la stupenda Di Notte, che sembra realmente evocare le fugaci luci che danzano sullo sfondo dell'oscurità più profonda.
Davvero notevole Reportage 03, in cui il piano filtrato e smorzato si abbraccia alle armonie vocali, suoni indistinti che diventano musica, in una traccia davvero rilassante e pacificatrice.
Non tutti saranno in grado di comprendere ed apprezzare, ma di certo chi è alla ricerca di proposte innovative e all'avanguardia non potrà fare altro che amare questo disco.
Voto 9/10
12/04/10
Aidoru recensiti su Drive Magazine!
http://www.drivemagazine.net/mprincipato/aidoru/aidoru.html
Gruppo: Aidoru
Album: Songs Canzoni Landscapes Paesaggi
Etichetta: Trovarobato
La parola inglese “Idol” in giapponese si pronuncia “Aidoru”: è in questo modo che sono chiamate le star (della TV, della musica ecc) che giungono al successo giovanissime e poi vengono velocemene dimenticate.
La band emiliana Aidoru è formata da Diego Sapignoli, Mirko Abbondanza, Michele Bertoni e Dario Giovannini. Non sono quattro anziani, ma neppure così giovani, quindi non corrono il rischio di diventare “star adolescenti per un giorno”. Con la loro musica hanno conquistato il sincero apprezzamento della critica ma i grandi numeri non li faranno mai. Perché? Perché il loro non è materiale commerciale, bensì figlio del post-rock di matrice americana (Tortoise) e del krautrock teutonico (in particolare quello nervoso e asciutto di Neu!). A queste importanti fonti di ispirazione gli Aidoru aggiungono tre caratteri stilistici originali e, pertanto, non trascurabili: una naturale attitudine contemplativa, uno spiccato gusto per la composizione di derivazione cinematografica, una visione olistica della musica. Insomma: tutto ciò che serve per diventare una cult-band underground (i cui membri, per forza di cose, si mantengono con mestieri che non hanno niente a che fare con la musica). Le 11 canzoni e i 6 paesaggi che compongono questo album sono viaggi veloci attraverso emozioni contrastanti e stimoli culturali distanti. A volte le cose procedono con fluidità, come in ”Loopwalking” e in “Albert None”, altre volte le strutture ritmiche si smembrano battuta dopo battuta, per poi ricomporsi con una sorta di effetto sorpresa (“Arcosanti”). Alla base di “Songs Canzoni Landscapes Paesaggi” c’è un background ultradecennale che include o unisce musica e teatro: in questo abbinamento risiede il cuore sospeso del progetto Aidoru.
MP
Gruppo: Aidoru
Album: Songs Canzoni Landscapes Paesaggi
Etichetta: Trovarobato
La parola inglese “Idol” in giapponese si pronuncia “Aidoru”: è in questo modo che sono chiamate le star (della TV, della musica ecc) che giungono al successo giovanissime e poi vengono velocemene dimenticate.
La band emiliana Aidoru è formata da Diego Sapignoli, Mirko Abbondanza, Michele Bertoni e Dario Giovannini. Non sono quattro anziani, ma neppure così giovani, quindi non corrono il rischio di diventare “star adolescenti per un giorno”. Con la loro musica hanno conquistato il sincero apprezzamento della critica ma i grandi numeri non li faranno mai. Perché? Perché il loro non è materiale commerciale, bensì figlio del post-rock di matrice americana (Tortoise) e del krautrock teutonico (in particolare quello nervoso e asciutto di Neu!). A queste importanti fonti di ispirazione gli Aidoru aggiungono tre caratteri stilistici originali e, pertanto, non trascurabili: una naturale attitudine contemplativa, uno spiccato gusto per la composizione di derivazione cinematografica, una visione olistica della musica. Insomma: tutto ciò che serve per diventare una cult-band underground (i cui membri, per forza di cose, si mantengono con mestieri che non hanno niente a che fare con la musica). Le 11 canzoni e i 6 paesaggi che compongono questo album sono viaggi veloci attraverso emozioni contrastanti e stimoli culturali distanti. A volte le cose procedono con fluidità, come in ”Loopwalking” e in “Albert None”, altre volte le strutture ritmiche si smembrano battuta dopo battuta, per poi ricomporsi con una sorta di effetto sorpresa (“Arcosanti”). Alla base di “Songs Canzoni Landscapes Paesaggi” c’è un background ultradecennale che include o unisce musica e teatro: in questo abbinamento risiede il cuore sospeso del progetto Aidoru.
MP
08/04/10
Aidoru recensiti su Nerds Attack!
AIDORU [Songs Canzoni Paesaggi Landscapes–Trovarobato 2010]
Apr 6th, 2010 | By NerdsAttack.net | Category: Recensioni
Aidoru. Così in Giappone si pronuncia la parola inglese “idol”, idolo, ed è nella terra del Sol Levante il modo di chiamare le star che, giunte giovanissime all’apice del successo, sono poi dimenticate subito dopo. Questo il significato del nome del gruppo come riportato dal loro myspace. Ma qui di essere star e di decadere non se ne parla. Cinque anni di gestazione per questo quinto album ufficiale degli Aidoru, band di Cesena; cinque anni che hanno portato questi musicisti a comporre un disco di assoluto livello. Il concept dell’album prevede i primi undici brani andare sotto il titolo di “Canzoni” mentre le restanti sei rappresentano i “Paesaggi”, urbani, desolanti, glaciali, amorfi, disperati. Non c’è nessuno a cantare, essendo il disco interamente strumentale, le parole però ci sono e le trovate nel booklet e ognuno può leggerle e declamarle o cantarle come vuole. Se la prima parte è quella più variegata musicalmente tra post rock e free jazz funk, nella parte finale viene fuori tutta la devozione per classiche band post rock, GYBE, Mono, Explosions In The Sky. Molto derivativi da questo punto di vista ma al di là dell’originalità è il risultato d’insieme che conta. Forse gli ultimi due brani sono eccessivamente pretenziosi con questo dilatarsi lunghissimo di poche note ma per il resto è un disco emozionante, delicato, persino umile, pur dando con questi suoni acquatici un assalto al cielo. E al cuore. [****1/2]
Dante Natale
Apr 6th, 2010 | By NerdsAttack.net | Category: Recensioni
Aidoru. Così in Giappone si pronuncia la parola inglese “idol”, idolo, ed è nella terra del Sol Levante il modo di chiamare le star che, giunte giovanissime all’apice del successo, sono poi dimenticate subito dopo. Questo il significato del nome del gruppo come riportato dal loro myspace. Ma qui di essere star e di decadere non se ne parla. Cinque anni di gestazione per questo quinto album ufficiale degli Aidoru, band di Cesena; cinque anni che hanno portato questi musicisti a comporre un disco di assoluto livello. Il concept dell’album prevede i primi undici brani andare sotto il titolo di “Canzoni” mentre le restanti sei rappresentano i “Paesaggi”, urbani, desolanti, glaciali, amorfi, disperati. Non c’è nessuno a cantare, essendo il disco interamente strumentale, le parole però ci sono e le trovate nel booklet e ognuno può leggerle e declamarle o cantarle come vuole. Se la prima parte è quella più variegata musicalmente tra post rock e free jazz funk, nella parte finale viene fuori tutta la devozione per classiche band post rock, GYBE, Mono, Explosions In The Sky. Molto derivativi da questo punto di vista ma al di là dell’originalità è il risultato d’insieme che conta. Forse gli ultimi due brani sono eccessivamente pretenziosi con questo dilatarsi lunghissimo di poche note ma per il resto è un disco emozionante, delicato, persino umile, pur dando con questi suoni acquatici un assalto al cielo. E al cuore. [****1/2]
Dante Natale
29/03/10
Recensione di "Songs Canzoni" su Movimenti Prog
http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3160
Autore: AIDORU
Titolo album: Songs Canzone - Landscapes Paesaggi
Nazionalità: Italia
Etichetta: La famosa etichetta Trovarobato
Anno di pubblicazione: 2009
Voto medio: (7)
Recensito da Donato Zoppo
Lungo la rotta del silenzio... (Vers. stampabile )
Punk, immediatezza e do it yourself. Sembra strano che una formazione come gli Aidoru nasca al crocevia tra quelle parole d'ordine, ma non è un caso. Anzi: il gruppo cesenate proviene dall'ambiente punk-rock, quello che gli ha insegnato a fare da soli, a suonare per il gusto di farlo, senza sovrastrutture di sorta, senza retorica e finzioni. Eppure, stiamo parlando della stessa band che presto si esibirà in una rilettura del "Tierkreis" di Stockhausen...
Schizofrenia artistica? Anche il nuovo album farebbe propendere per questa ipotesi: "Songs canzoni - Landscapes paesaggi" è un'opera bifronte, composta da brani brevi (canzoni per modo di dire...) e "paesaggi" elettronici più ricercati e visionari. Al centro il silenzio, l'assenza di parole e lo spazio ampio, onirico, rarefatto tra i suoni. Ed è questo il segreto dell'album, l'elemento che dona unitarietà al disco, non divisione: perchè gli Aidoru sono sia il gruppo da blitzkrieg che l'entità sperimentale. Il post-rock impalpabile di "Reportage 01", "Modale" e "Interludio" lo testimonia, poichè si tratta di brani che hanno molto in comune con i suoni di frontiera della seconda parte, "Reportage 03" ad esempio.
Benchè il rischio di un disco come questo sia la frammentarietà ed un certo senso di smarrimento a fronte dell'assenza di un fulcro forte, pezzi più "densi" e scattanti come "Albert none" e "Arcosanti" - a cavallo tra rock-jazz e funk - mostrano ancora di più l'eclettismo degli Aidoru. Non è da tutti organizzare il classico crescendo alla Sigur Ros in "Ritratto delle correnti", lanciare un blues stralunato in "Kok" e poi espandersi e dilatarsi in "Di notte".
Un ottimo quarto album per una delle formazioni più intriganti della nuova musica italiana.
Autore: AIDORU
Titolo album: Songs Canzone - Landscapes Paesaggi
Nazionalità: Italia
Etichetta: La famosa etichetta Trovarobato
Anno di pubblicazione: 2009
Voto medio: (7)
Recensito da Donato Zoppo
Lungo la rotta del silenzio... (Vers. stampabile )
Punk, immediatezza e do it yourself. Sembra strano che una formazione come gli Aidoru nasca al crocevia tra quelle parole d'ordine, ma non è un caso. Anzi: il gruppo cesenate proviene dall'ambiente punk-rock, quello che gli ha insegnato a fare da soli, a suonare per il gusto di farlo, senza sovrastrutture di sorta, senza retorica e finzioni. Eppure, stiamo parlando della stessa band che presto si esibirà in una rilettura del "Tierkreis" di Stockhausen...
Schizofrenia artistica? Anche il nuovo album farebbe propendere per questa ipotesi: "Songs canzoni - Landscapes paesaggi" è un'opera bifronte, composta da brani brevi (canzoni per modo di dire...) e "paesaggi" elettronici più ricercati e visionari. Al centro il silenzio, l'assenza di parole e lo spazio ampio, onirico, rarefatto tra i suoni. Ed è questo il segreto dell'album, l'elemento che dona unitarietà al disco, non divisione: perchè gli Aidoru sono sia il gruppo da blitzkrieg che l'entità sperimentale. Il post-rock impalpabile di "Reportage 01", "Modale" e "Interludio" lo testimonia, poichè si tratta di brani che hanno molto in comune con i suoni di frontiera della seconda parte, "Reportage 03" ad esempio.
Benchè il rischio di un disco come questo sia la frammentarietà ed un certo senso di smarrimento a fronte dell'assenza di un fulcro forte, pezzi più "densi" e scattanti come "Albert none" e "Arcosanti" - a cavallo tra rock-jazz e funk - mostrano ancora di più l'eclettismo degli Aidoru. Non è da tutti organizzare il classico crescendo alla Sigur Ros in "Ritratto delle correnti", lanciare un blues stralunato in "Kok" e poi espandersi e dilatarsi in "Di notte".
Un ottimo quarto album per una delle formazioni più intriganti della nuova musica italiana.
Recensione di "Songs Canzoni" su liverock
http://www.liverock.it/tuttarec.php?chiave=1072&chiave2=Aidoru
Aidoru - Songs canzoni - Landscapes paesaggi
(Trovarobato - 2009)
di Giulia Palummieri
Da sempre poco affini alle cosiddette regole della forma canzone, gli Aidoru danno vita, con il loro ultimo lavoro, ad un interessante incontro tra la percezione acustica e quella visiva. “Songs canzoni - Landscapes Paesaggi”, infatti, dissolve i confini, più o meno sottili, intercorsi tra un campo e l'altro, concentrando, in un unico accordo di emozioni, gli effetti dei medesimi.
Diviso essenzialmente in “Songs canzoni” (11 pezzi strumentali) e “Landscapes paesaggi” (6 pezzi maggiormente legati alla sperimentazione), questo lavoro trasforma in un attimo l'ambiente circostante, riuscendo non solo a condurti all'interno di determinate lande ma anche a farti riscoprire precisi piaceri assopiti. Melodie, rumori, silenzi e ogni elemento percepito dai sensi, d'altronde, è chiamato in causa nel gioco dello scambio del ruolo principale con il circondario, facendoci ottenere così visioni plurime di uno stesso panorama.
Sostanzialmente spinta verso atmosfere post rock / ambient tendenti alle metriche jazz, questa ultima produzione, diretta da una naturale voglia di rinnovarsi, traspone tale disinvoltura nello scorrere delle composizioni. In questo modo anche gli aspetti più complessi risultano di facile ascolto e, mantenendo alto il livello di scrittura, amplificano la bellezza degli ambienti descritti. Tali visioni però possono essere penalizzate da un ascolto non adeguatamente supportato, in quanto nei momenti in cui cala l'effetto scenico (complice anche la lunga durata del percorso complessivo), vengono messi in evidenza lati vagamente dispersi. In ogni caso, metaforicamente catalogandoli tra le buone leve del panorama indipendente italiano, non si può che consigliare l'ascolto del disco.
Aidoru - Songs canzoni - Landscapes paesaggi
(Trovarobato - 2009)
di Giulia Palummieri
Da sempre poco affini alle cosiddette regole della forma canzone, gli Aidoru danno vita, con il loro ultimo lavoro, ad un interessante incontro tra la percezione acustica e quella visiva. “Songs canzoni - Landscapes Paesaggi”, infatti, dissolve i confini, più o meno sottili, intercorsi tra un campo e l'altro, concentrando, in un unico accordo di emozioni, gli effetti dei medesimi.
Diviso essenzialmente in “Songs canzoni” (11 pezzi strumentali) e “Landscapes paesaggi” (6 pezzi maggiormente legati alla sperimentazione), questo lavoro trasforma in un attimo l'ambiente circostante, riuscendo non solo a condurti all'interno di determinate lande ma anche a farti riscoprire precisi piaceri assopiti. Melodie, rumori, silenzi e ogni elemento percepito dai sensi, d'altronde, è chiamato in causa nel gioco dello scambio del ruolo principale con il circondario, facendoci ottenere così visioni plurime di uno stesso panorama.
Sostanzialmente spinta verso atmosfere post rock / ambient tendenti alle metriche jazz, questa ultima produzione, diretta da una naturale voglia di rinnovarsi, traspone tale disinvoltura nello scorrere delle composizioni. In questo modo anche gli aspetti più complessi risultano di facile ascolto e, mantenendo alto il livello di scrittura, amplificano la bellezza degli ambienti descritti. Tali visioni però possono essere penalizzate da un ascolto non adeguatamente supportato, in quanto nei momenti in cui cala l'effetto scenico (complice anche la lunga durata del percorso complessivo), vengono messi in evidenza lati vagamente dispersi. In ogni caso, metaforicamente catalogandoli tra le buone leve del panorama indipendente italiano, non si può che consigliare l'ascolto del disco.
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